«È la prima volta che capitate in queste parti?»
«Qui la prima volta; ma in Milano ci venni assai spesso, e quest'anno essendovi capitato quando la corte se n'era già andata, e avendo sentito che il duca era venuto quassù a villeggiare, ho detto tra me:—Andiamo, che di ragione verranno colà tulli i gentiluomini della città, ed io troverò di far bene.—Ma, pur troppo, amico caro, mi sono ingannato. Sono però assai contento d'aver visto il duca; e in vero, ha un viso che mi va per la fantasia.»
«Siete di buon gusto, amico caro,» rispose il Bronzino con un sorriso che appena gli si vedeva tra labbro e labbro. «Quella sua barba che finisce in punta, è tal cosa che certamente può dare nel genio a chicchessia.»
«In quanto alla barba, avete ragione, non è la miglior cosa. Ma quel che mi piacque tanto in lui è quell'apparenza di bonarietà.»
«Di che cose vi dilettate a far mercato, se è lecito?»
«Come c'entra questa domanda?»
«Volevo dire che se mai aveste l'occhio tanto acuto nel giudicare gli oggetti e le merci che togliete a comperare per rivendere, come nel giudicare gli uomini, vi consiglio a stare in guardia, che i fallimenti vengono via di fretta, e tra le cose meno difficili, c'è quella di sculacciar la pietra che sta sulla piazza del mercato.»
«Capisco che mi siete amico, dal momento che mi date dei pareri; in quanto poi all'eccellentissimo duca….»
«Cosa volete dire?»
«Questo bel paesello è suo; e le picche che fanno la guardia alla porta del castello, servono a lui, e l'oste che ci dà a pranzare, paga i balzelli a lui….»