Già la sua floridezza giovanile aveva subita un notabile cambiamento, e il suo bel volto s'era venuto affilando, di maniera che non era difficile il comprendere che un assiduo patimento morale l'avea presa. Sola tutte le ore del dì, e lontana da chi più le stava sul cuore, e senza speranza che quell'ordine di vita si potesse cambiar così presto; una profonda malinconia mista ad un tedio mortale, e talora a certi impeti d'impazienza che non le facevano aver bene un istante, era stata per gran tempo la sua compagna indivisibile. Ma da tre giorni una cosa più prepotente, più procellosa, meno monotona della malinconia, le si era introdotta nel cuore, la gelosia.
L'arrivo del Conte di Virtù ad Angera subito si seppe anche all'isola di San Giulio, e chi aveva portata quella notizia aveva recata anche l'altra dell'arrivo di Fossano, e ciò non solo, ma la tresca di lui con la bella contessa Giulia. La povera Valenzia potè, per sua vera sciagura, ascoltare un dialogo tra un barcaiolo ed un suo servo, che le mise nell'animo il veleno mortale del sospetto; e a questo dava peso il considerar che ella faceva essersi le visite del suo Fossano all'isola man mano sempre più diradate: in quella sera poi mentre guardava le scene circostanti, pensava che da tre giorni egli era giunto sì presso, e non ancora lasciavasi vedere, ch'ella di fresco aveagli scritto una lettera alla quale non era stato risposto.
E non è a dire se queste idee la colpissero di forza nel più intimo del cuore, e più di tutto il pensiero della crudele ingratitudine di Alberigo, la quale le pareva così impossibile che quasi s'induceva a ricredersi de' propri sospetti.
Ma nel mentre stava considerando queste cose un punto nero, che apparve a molta distanza sul lago, e che s'avanzava con velocità, attrasse lo sguardo di lei; non poteva essere che un battello, ed ella sforzavasi quasi a render più acuta la pupilla per veder meglio, intanto che un moto indefinito di speranza cangiava d'improvviso la direzione a tutte lo sue idee. Chiamò la fante, il servo: entrarono ambidue, ed il servo precorse le domande di Valenzia dicendo: «Madonna, è qui l'illustrissimo cavalier Fossano.»
«Egli è qui! dunque non mi sono ingannata.»
E uscita in fretta di quella stanza, discese lesta per la scala, si fece agli scaglioni del palazzo, su cui sbatteva l'onda del lago.
Dopo alcuni momenti la barca fu alla proda, Alberigo saltò a terra e con lui il Malumbra.
Le prime parole di Valenzia furono un rimprovero.
«È da tre dì che t'aspetto, Alberigo: da qui ad Angera è così breve tragitto, perchè hai tardato?»
«Non fu mia colpa,» rispondeva freddo e riservato il Fossano, a cui la coscienza del proprio cuore scemava forza alla parola: «ma appena arrivati ad Angera dovetti accompagnare il duca nella sua gita ai castelli del lago, ed ora che ho potuto…. sono venuto qui. Ma guarda un tratto questo buon messere che ha voluto venire con me: egli mi ha recato una lettera di tuo padre, e tien l'ordine da lui di venire a vederti per potergli dire in che condizione t'ha trovata.»