Il Bronzino cominciava ed esser capace, perchè dalle ultime parole del Malumbra si vedeva non esservi nè tradimento nè inganno sotto, tuttavia rispose girando sempre largo:

«Io son ben pratico di queste terre e di questo lago, però non mi costa gran che l'andarmene vagando per esso. Io ci andrò e subito, giacchè s'ha da fare, e se mai potessi scoprir qualche cosa (ma già, veggo che sarà tutto tempo gettato), volevo dire che vi saprò riportar alcuna notizia. Ditemi intanto: dove abbiamo a ritrovarci?»

Qui il Malumbra alla sua volta diventava sospettoso e pauroso per sè, che in fine non sapeva bene chi fosse quell'altro, e l'apparenza inganna; tuttavia rispose:

«Tutti i giorni verso quest'ora fate di trovarvi qui, solo, io vi vedrò e ci parleremo.»

Cosi rimasti, il Bronzino pensò bene di affrettarsi, e visto che a riva era un battello con due rematori, fatta l'intesa, vi saltò dentro e via pel lago.

E il Malumbra quel dì medesimo se ne tornò ad Angera, poichè, come aveva stabilito col Fossano, sarebbero andati insieme all'isola d'Orta.

VI

VALENZIA.

Quasi nel mezzo dei lago d'Orta il più tranquillo, il più silenzioso, il più malinconico lago di Lombardia, è l'isoletta di San Giulio, assai rinomata per la vigorosa difesa che Uilla, moglie di Berengario, vi fece nel secolo X. Al lembo estremo di quell'isola, quasi dirimpetto al monte detto la Colma, sorgeva un palazzotto costruito a mo' di castello. In un'altra parte dell'isola eravi la chiesa di San Giulio con bei pavimenti a musaico, e due colonne di serpentino che sostengono la tribuna. Dalla sponda del lago vi si saliva su grandissimi gradini formati di sasso indigeno. Presso alla chiesa era allora un monastero che fu demolito, ed ora non se ne serba traccia. In fuori di questi edifici e delle casupole de' pochi isolani che vi abitavano, non era altro a vedersi in quell'isola; bensì poteva occupare gli sguardi la prospettiva delle acque, dei paeselli, che, a non molta distanza, sorgevano sulla riviera, e de' monti, che vietando alla vista di estendersi molto, rendevano cupe e malinconiche le acque in cui riflettevansi, appena che il cielo si adombrasse di qualche nubi, o calasse la sera senza addio di sole.

Ad una finestra su in alto del palazzotto posto rimpetto al monte della Colma, intenta ai fenomeni che presenta il tramonto del dì, giacchè non era altra cosa della vita esterna che la potesse occupare, se ne stava Valenzia una sera del mese di settembre di quell'anno 13…. Volgeva lo sguardo ora alle nuvole dorate che man mano ricevevano una tinta più oscura, ora alla montagna cosparsa in vetta di mille tinte tutte varie, e che non portan nome, ora al lago che faceva specchio a tutto quanto si vedeva. L'attenzione però che Valenzia prestava a quegli oggetti, non era tale che potesse fermare nella sua mente il corso di mille altri pensieri.