«Chi è questa madonna?» chiese subito alla fante.

«Ho voluto dire la moglie di messer Fossano,» quella rispose.

I primi movimenti che fa una persona quando d'improvviso è côlta da ciò che non si aspettava, e che al tutto è in opposizione allo stato dell'animo suo sono impossibili a rendersi con parole, d'altra parte que' movimenti della persona, que' contorcimenti dei viso sono così eterocliti, così strani, così opposti alle teorie del bello, che, quand'anche si sapessero rendere con esattezza del dagherrotipo, non meriterebbero poi la pena di essere conservati. E la povera contessa Giulia fece appuntò uno di que' movimenti, talchè le bellissime fattezze del suo florido volto si sconciarono un poco a quell'inaspettata notizia; e stava dubbiosa la poveretta di quanto dovesse fare, quando, chiamata dal suono delle voci che abbastanza s'eran fatte udire, entrò Valenzia medesima in quella camera.

A lei subito si volse la fante dicendole:

«Questa gentildonna aspetta di parlare al signor cavaliere.»

La Valenzia si trovò alquanto sconcertata vedendosi innanzi quella dama in così sfarzoso apparato, sconcertata tanto più per la paura di venire scoperta; pure, come cortese, «Voi siete la benvenuta,» le disse, «Alberigo non può star molto a ritornare, frattanto vogliate riposarvi un poco.» E con modi assai gentili la invitava a metter piede in un'altra camera.

La contessa Giulia, sopraffatta e attonita, entrava accompagnata da quella sua amica, che guardava di sottocchio la bella e geniale figura di Valenzia.

Questa, intanto che intrattenevasi in parole colla contessa, com'era ben ragionevole, le domandò con chi aveva il bene di conversare, e quando udì quel nome che tre dì prima così ingratamente le era suonato all'orecchio, si sentì per tutto il corpo scorrere un gelo con certe strette ai cuore che la resero più pallida la metà.

In quel momento per mala ventura entrava il Fossano, il quale, quantunque fosse stato avvisato dalla fante ch'egli era atteso da una dama d'alto affare, pure, lontano com'era dall'aspettarsi quella visita, entrò fidentissimo e desideroso soltanto di vedere chi fosse. E a tutta prima durò fatica per credere ai propri occhi, e si rimase sul sogliare dell'uscio perplesso ed esitante, ora guardando la Giulia ora la Valenzia, che, leggendo in quel momento sul volto del Fossano tutte le passioni che in gran contrasto allora gli tumultuavano in cuore, fu ridotta alla misera condizione di chi sente d'aver perduta ogni cosa al mondo.

Quella scena continuò così muta per qualche tempo. Alla fine si alzò la contessa Giulia, che dei tre non era già quella che si trovasse a miglior partito; tuttavia le bastò l'animo di dire queste parole al Fossano: «Mi chiamo assai fortunata, cavaliere, d'aver fatta la conoscenza della gentile vostra moglie, di cui non mi avete parlato pur una volta.» Le parole furon queste precisamente, ma nel suono della voce che tremava nel pronunciarle, era un misto di sdegno, di sarcasmo e d'angoscia con un tal quale singhiozzo, che era presso a mutarsi in pianto. Alberigo nulla rispose; passarono alcuni altri momenti di silenzio. La contessa Giulia uscì coll'amica; il Fossano e Valenzia rimasero soli.