La notte era sopraggiunta, e nella camera si era fatto buio del tutto; il Fossano, sbalordito e confuso, stette pur molto ancora senza parlare, poi scuotendosi un poco, e sentendo il respiro un po' affannoso di Valenzia, pensò accostarsele, e così, come gli parve, la toccò leggermente colla mano…. A quell'atto, come balestra che scocca, rispose Valenzia con uno scoppio di pianto, che le sgorgò improvvisamente, poscia singhiozzi a furia che minacciavano affogarla, e che destavano una pietà indicibile…. Il Fossano la udì, la tenerezza lo vinse, e di tal guisa che lo rese convulso per tutte le membra; le lagrime intanto calde calde gli cadevano dagli occhi, bagnandogli i labbri che aguzzandosi davano tremiti continuati.

Oh! era troppo duro ch'egli sviasse per sempre da quella dolce e gentile creatura, troppo cara l'idea che dovesse riabbracciarla pentito, e l'anima sua infatti si è d'improvviso sprigionata dalla colpa in quel momento, e da quel momento la povera sua Valenzia non doveva mai più uscirle dal cuore, mai più; ma sventurati tuttavia e ancor peggio. Pianto così in segreto una mezz'ora buonamente, il Fossano, lei che tuttavia piangeva chiamò per nome con una dolcezza della quale forse non aveva mai fatto uso prima d'allora. A Valenzia si rallentarono un momento i singhiozzi…. e lenta le uscì poi la parola dai labbri, e interrotta e piagnolosa,—Ah! Fossano!—e nessun'altra ne aggiunse, e tutto disse con quella.

Entrava allora la fante a recare i lumi nella camera, che di nulla potè accorgersi, e se ne uscì tosto.

Rimasti soli per la seconda volta senza muover parola, si guardarono a vicenda; il Fossano alla fine prese una mano alla sua Valenzia, che, vinta dall'aspetto contrito di lui, gliela concesse. Ma strana cosa ell'era che nè l'uno nè l'altro volesse affidare alle parole quel che loro era passato e passava tuttavia nel cuore. Vergognava il Fossano di confessare la propria colpa, quantunque vedesse che tutto era noto alla sua donna; e questa per un istinto di femminile dignità e superbia, vergognava sdegnarsi con lui perchè l'avesse posposta ad un'altra.

Alla fine il Fossano le si aprì con questi detti:

«Egli è già un anno, Valenzia, che tu te ne vivi qui sola e senza un sollievo al mondo, e a me bastò l'animo di vivere lontano da te….»

Valenzia, a queste parole, gli alzava in volto gli occhi, e li riabbassava tremando in tutta la persona per un improvviso soprassalto.

«O Valenzia,» continuava il Fossano, stringendola a sè, «che io non possa avere mai più bene nè vivo nè morto, se per mia maledetta sorte potessi mancare alla formata promessa che ti do in questo punto.» E qui, alzando la fede con modi concitati e con un'esaltazione di spirito straordinaria: «Per l'avvenire tu non vivrai più sola, io sarò sempre con te, noi vivremo all'amore, nella pace di quest'isola solitaria, lontani dal mondo dove non si raccoglie che pentimento e dolore. Le nostre anime non saranno mai più offuscate dai torbidi sospetti, e in quanto a me non vorrò pensare ad altro che ad accrescere la tua felicità, se mi sarà dato.»

«O Alberigo,» le rispondeva allora Valenzia, balzando dalla sua sedia come per un moto di gioia repentina, e lasciandosegli andare addosso con una confidenza piena di passione e di languore; «o Alberigo, faccia Iddio che le parole che tu dî siano sincere, che guai, se mi avessero a trarre in inganno un'altra volta…. Vivi dunque all'amore, giacchè tu stesso l'hai promesso il primo, vivi per me, che dopo tanta solitudine sì a lungo gemuta, io possa gettarmi sicura una volta nelle tue braccia per non istaccarmene mai più, mai più, giacchè i resti del mio vivere gioiti compiutamente con te, da questo momento e per sempre appena varranno a compensarmi le dubbiezze, le angosce e gl'insopportabili tormenti a cui non so come sopravvissi.»

«O mia Valenzia, che ogni tuo desiderio sia esaudito colla più scrupolosa osservanza, e che tu per lo innanzi abbi a lodarti di me tanto, che debba benedire quell'affanno che ti fu scala al bene di che godrai in appresso; questo io ti prometto, e Iddio ti benedica.»