«Son cavalli di forastieri?» domandò ad un uomo dell'osteria così come suol farsi più per passatempo che per altro.

«Sì, messere, e arrivati qui di fresco, e pare che debbano aver fatto molto cammino, che ancora sbattono i fianchi.»

«Quando si viaggia torna assai meglio far presto che adagio.»

«Ma questo è il modo d'ammazzar le povere bestie; se si trattasse di scappare, pazienza!»

«Tu parli bene, ma alle volte anche senza scappare occorre far presto.»

«Sarà come voi dite messere.»

E quel buon uomo, a cui pochissimo importava d'uscir vittorioso della discussione, senz'altre parole lasciò solo il Malumbra.

Ma questi ricordandosi dei due cavalcatori che aveva incontrati la notte prima, e pensando fossero quei medesimi che avevano tanto stancati i loro cavalli, e di presente si fossero fermati in quell'osteria, gli venne una gran voglia di vederli in volto.

Tra le cose infinite che cospirarono a spingere il Malumbra a quel suo tristo mestiere, ci siam dimenticati parlare dell'organo della curiosità, ch'egli aveva pronunciatissimo, e pel quale era sempre stato uno dei bisogni della sua vita il domandare, il frugare, l'inquisire. Senonchè non ebbe questa volta a durar molta fatica nelle sue indagini; e mentre si disponeva a quell'impresa, nell'uscire da una porta, e nel mettere il piede in un andatoio comune si trovò faccia a faccia col Bronzino: un oh! di maraviglia fu pronunciato da ambidue in quel momento, e si fermarono.

«Si capisce che tu mantieni assai bene la parola, amico,» gli disse il Malumbra, «a quest'ora io ti credevo a cavalcione di qualche barca sul lago.»