«Io m'avvedo che voi volete tenermi nascosta qualche grave sciagura toccata al Fossano, giacchè mi traete d'oggi in domani, e passa il tempo e mai non si viene a capo di nulla: per carità vogliate dirmi il vero, e vi giuro ch'io saprò essere più ferma di quello si abbia a pretendere da donna, e assoggettandomi a qualunque disgrazia che a Dio fosse piaciuto mandarmi, io non vi darò nessuna noia con inutili lamenti, e prima di tutto, giacchè sino a quest'ora me ne avete voluto fare un mistero, ditemi in che luogo mai si trova adesso il mio Alberigo, e dove precisamente mi avete a condurre.»

Il Malumbra che sino a quel punto non aveva mai detto nessuna cosa a Valenzia dalla quale si potesse cavare un costrutto, a togliersi per sempre la noia d'altre domande, le disse di suo capo, tanto per acquetarla, un nome di luogo dove avrebbe veduto finalmente l'illustrissimo cavalier Fossano, e in quanto alle sventure delle quali mostrava aver tanto sospetto, la tranquillò con sì bei modi ch'ella parve assicurarsi un poco e darsi pace. Auguratale allora la buona notte, e raccomandatole stesse preparata a svegliarsi presto, chè alla prim'alba si sarebbero rimessi in viaggio, le si tolse dinanzi ed uscì.

Discese nel cortiletto dell'osteria, e agitando molti partiti si diè a passeggiarlo in lungo e in largo. Se sino a quel momento non era stato molto difficile l'ingannare Valenzia, vedeva bene che quanto più si progrediva innanzi, e quanto più di tempo si consumava, si sarebbe trovato in così difficile posizione che non ci sarebbe via d'uscirne col pericolo di non raggiungere l'intento suo che era quello di condurla a Venezia; però cominciò a tentarlo il diabolico pensiero di lavarsene le mani, e giacchè il caso aveva fatto capitare in quel luogo il figlio di Bernabò, condurre le cose in modo ch'egli potesse vederla, e quindi condurla seco a Venezia.

Questo partito per altro, a dir tutto, appena gli venne in mente gli sconvolse un po' l'animo di raccapriccio, e quel suo istinto di tenerezza pe' suoi figli che sempre lo aveva fatto crudele cogli altri uomini, questa volta gli fece pensare al dolore del padre di lei, alla disperazione del Fossano, allo strazio troppo crudele di Valenzia, alla quale più che ogni altra sventura sarebbe stato insopportabile la perdita della propria dignità e del proprio cuore, scena straziante di famiglia che gli toccò la sola corda sensibile e generosa del suo cuore; ma d'altra parte il pensiero di una larghissima ricompensa per parte del senator Barbarigo, che certo avrebbe avuto assai obbligo a lui dell'avere così felicemente condotte le cose a quel termine, arrestò tutt'in un tratto quell'oscillazione pietosa, e allora fu per fermare assolutamente il partito.

Si tolse di là, recossi nella stanzaccia dell'osteria, e si accostò al
Bronzino, che se ne stava seduto ad una tavola.

«Hai pensato la risposta?» gli domandò il Bronzino ridendo.

«Tu sei pazzo, amico; ma com'è che tu sei qui solo, e non fai compagnia al tuo signore?»

«Al mio signore?»

«Non occorre che tu faccia le maraviglie, tra noi non ci devono essere più segreti, e in quanto al tuo signore mi pare piegato per nulla dalle sue sventure.»

Il Bronzino si alzava alquanto turbato, e guardava in volto il
Malumbra con un'espressione particolare.