L'opinione del popolo però, che veniva mosso da una molla medesima, presto fu concorde. Come i selvaggi che associano l'idea della divinità al sole, pel solo motivo che s'accorgono di ricevere da lui i vantaggi più immediati e più necessari, così il popolo per lo più nella bisogna di un'elezione, volge di preferenza lo sguardo a colui che più nel corso della vita gli ha dato nell'occhio, a colui del quale ebbe a riconoscere i più segnalati servigi, e appena fu pronunciata quella parola:—Chi sarà ora il doge?….—molte voci risposero ad una: «Che gran ventura sarebbe s'ei fosse Candiano. Senza di lui forse i Genovesi e i Pisani sarebbero ora qui in Venezia; senza di lui chi sa quante volte il Turco ci avrebbe messi a mal partito.»
«Viva Candiano! se lui sarà il doge, bene sarà per Venezia, bene per tutti.»
«Viva Candiano, tanto buono, quanto prode, e che tratta il più povero di Venezia come se fosse un suo pari, e che è liberale del suo con tutti!»
«Se i destini volgono propizi per Venezia, il doge sarà Candiano.»
Queste opinioni, queste voci metteva fuori il popolo minuto; ma ben diversamente avveniva tra i senatori e i membri del gran Consiglio e i procuratori. Il popolo non aveva avuto riguardo che al publico interesse senz'altra mira, poichè sapeva che nessuno tra' plebei avrebbe potuto essere il doge. Ma i senatori e gli altri patrizi rivestiti di alcuna carica, erano mossi da passioni diverse, e da qui la diversità delle loro opinioni e de' loro giudizi.
Il senator Barbarigo, il quale, per essere uno de' più anziani de' senatori, era quello per lo più a cui si rivolgeva l'attenzione de' suoi colleghi allorchè trattavasi determinare alcuna cosa, quando fu in segreto interpellato intorno all'opinione sua, non fece altro che alzar le spalle, e far quell'atto di chi non ha ancora fermo il suo partito, e quando sentì com'era concorde l'opinione publica per Candiano, ed anche fra gli stessi suoi colleghi, e che dopo una lunga discussione i due terzi de' voti furono per l'ammiraglio, non disse mai parola nè favorevole nè contraria, e da cui potessero trapelare i suoi pensieri; essendo però assai conosciuta la cattiva disposizione dell'animo suo rispetto a Candiano, ognuno dovette credere ragionevolmente ch'egli anche in quest'occasione, come sempre, avrebbe dato il voto contrario.
Una sera nel suo palazzo medesimo, dove per caso vennero a trovarsi assieme gran parte de' senatori, s'era parlato a lungo di quella publica bisogna, e alcuni s'eran fatti leciti a richiedere palesemente il Barbarigo del suo consiglio, e il discorso era stato condotto in modo ch'egli si trovò nel punto di dover dare una decisa risposta. E, presa finalmente una risoluzione, già stava per parlare, quando un paggio gli si avvicinò ad annunciargli che un uomo gli voleva parlare. A quell'annunzio balzò in piedi il Barbarigo assai contento che per quell'improvviso accidente potesse ancora tener chiuso il proprio avviso sul conto dell'ammiraglio Candiano, e dette alcune parole di scusa agli onorevoli suoi colleghi, si recò nella stanza dove egli era aspettato.
Assai lontano dal credere chi dovesse capitargli innanzi a quell'ora, si rimase assai maravigliato quando in quell'uomo ravvisò il Malumbra:
«Sei tu!» gli disse, «e così?»
«E così, sono arrivato in questo momento a Venezia….»