—Messer l'ambasciatore, io vi dico che questo anzi, pe' suoi effetti, de' mali fu il pessimo[4] !
—Terrete dunque per niente—soggiunse l'ambasciatore—l'aver [pg!211] preparato la grand'epoca delle Crociate; il potere imperiale abbattuto in Italia; e alla perfine l'aver dato origine alla formazione dei Comuni?
—Chi sa? Altri forse e in altro modo.....
—No, no, non altri che il papa poteva riuscirvi. Voi sapete come la potenza del male fra la chieresia e il laicato aveva preso baldanza, e dirò così, riparavasi dagli anatemi con la porpora imperiale di Arrigo. Bisognava confondere i rei disegni di quel principe tedesco ribelle alla Chiesa, e punirlo.
—Ma e allora la potestà laicale?
—Oh! essa non ne doveva sentire alcun danno. Quasi impossibil missione era questa, gli è vero, o almeno più che umana; e, crediatelo, da non potersi compire che per opera del sacerdozio cristiano di cui era capo il successore di Pietro, quel potente Gregorio! Ed ei la compì, e la civil società fu salva, e pacificata la Chiesa.
—Non sarò io—rispose messer Cino—che disconosca il genio di quel grand'uomo. So che Ildebrando grandi cose operò a pro della Chiesa, regina allora delle coscienze, e tutrice di libertà e de' princìpi morali dei popoli. So che una dittatura papale nelle età barbare, non solo fu scusabile, ma necessaria per opporsi agli arbitrii del senso, e salvare i diritti dell'umana ragione. Ma l'arrogarsi il pontefice un arbitrato universale nelle cose temporali, mentre la lotta era appunto su di esse: il voluto avvilimento e la destituzione d'Arrigo, per quanto molto colpevole, e l'eccessivo rigore nel perdonarlo; fu un dar sospetto che quei mezzi, sebbene in lui pel fine primario di fare indipendente la Chiesa, non fossero adoperati anche per ambizione di dominio terreno. E quello d'aver dichiarato l'imperatore decaduto dal regno, quello di avere sciolto i suoi sudditi dall'obbedienza e fedeltà; se in Gregorio no veramente, pe' suoi successori divennero [pg!212] esempi pericolosi, e ampia sorgente di scandali e di turbamenti fra le nazioni[5] .
E a lui l'ambasciatore:
—Nessuna specie che voi, Ghibellino, non possiate persuadervi come la potenza imperiale in Italia papa Gregorio fosse riuscito a prostrarla talmente, che non mai più ad assoluta com'allora si rialzò.
E l'altro: