Se l'imperatore, nè Guelfo nè Ghibellino, fatto tacere intorno a sè ogni spirito di fazione, starà solo per la giustizia, in breve ne vedremo mirabili effetti. Un imperatore e re de' Romani che viene con lealtà salvatore e riordinatore d'Italia, non l'avremo per certo come straniero. Se poi i popoli infermi e sdegnosi di farmachi rigetteranno questa salute, e il nostro concetto sarà disperso; se di gente libera e di nazione potente quale potremmo essere, vorremo starci in discordia e in servitù, forte ce ne dorrà, ma non sarà nostra colpa.
Forse in un tempo assai lontano da questo, dopochè l'Italia per guerre fratricide sarà fatta deserta, e i suoi popoli, chi prima chi poi, cadranno in preda di più fieri tiranni: dopochè nuovamente saran dilaniati per guerre di conquiste principesche, o per altre terribili di religione: quando perfino le più libere idee a prezzo di molto sangue avranno sconvolto i troni più antichi, e su quelle rovine risorto che sia il sole di libertà, e rinnovatosi il giure europeo, i più degli Stati, con patto novello, con una separazione assoluta fra essi e la [pg!218] Chiesa giungeranno a godere i nuovi frutti di civiltà; allora forse questo nostro divisamento, sopravvissuto di secolo in secolo e propugnato da liberi petti; oh! allora chi sa che per incredibili eventi non si veda compiuto; e Italia, solo allora risorta e con un suo proprio principe, ritorni unita, forte e gloriosa!
Mentre che messer Cino, come ispirato, con tai parole poneva fine al suo dire, annunziavasi nella sala il ritorno del capitano. Allora il Sinibuldi si congedò: e l'ambasciatore trovatosi in presenza del Vergiolesi, liberamente gli espose la sua missione.
—Io non so—freddamente e con sarcasmo risposegli il capitano—con qual vero nome appellare questo benigno atto pontificio, e questa nobile ambasceria che il vostro legato vi commetteva! Impormi di rendere questa rocca al vescovo di Pistoia, che neppur ei la domanda? E come e perchè questo? Oh! non si rendono agevolmente le castella ai decreti d'un papa, che, pregato mediatore per la giustizia, autorizza invece una minacciata conquista: nè tanto meno si cedono alle folli pretese d'un cardinale, quando Filippo Vergiolesi ne fu solennemente investito, e n'è legittimo possessore!
Questo voi direte, messer l'ambasciatore, al cardinale Arnaldo di Pelagrua; e che, se egli il castel di Sambuca per violenza il vorrà, venga con le sue genti, ch'io con le mie, dalle mie torri e da' miei balzi l'attendo!
Ciò detto, comandò che l'ambasciatore e sue genti fossero serviti di vivande e rinfreschi, e con ogni sorta di cortesie fossero accomiatati.
[pg!219]
[CAPITOLO XVIII.]
L'ADDIO.
«Onde ne vieni, Amor, così soave
Con il tuo spirto dolce, che conforta
L'anima mia, ched'è quasi che morta,
Tanto l'è stata la partenza grave?»
—— Messer Cino, Sonetto.