E già calde lacrime le cadevano per le guance.—Ma io saprò farmi forza. Voi partite per una nobil missione. Al vostro ingegno si schiude il cammin della gloria; e io...! Oh! io non farò che voti i più ardenti perchè vi sia dato di conseguirla. Ma intanto!... Vedete in che solitudine, in che sconforto io mi resti quassù! Oh! perchè il padre e il fratel mio non presero a seguirvi anche in questo? Non era egli un dovere che si spettava a ciascuno di nostra parte? E allora colà nelle terre lombarde, non disgiunta da' miei cari e da voi, qual grato compenso non avrei avuto alle patite sciagure! Quanta gioia a questo povero cuore.... vedervi uniti e concordi nella nobile impresa di redimer la patria; poterne divider d'appresso le speranze e i timori: ed io delle prime avere il vanto di giubilare ad ogni ostacolo che mi svelaste d'aver superato! E là, se anco i giorni del viver mio avesser dovuto abbreviarsi.....

—Selvaggia!—ei la interruppe—ve ne scongiuro, non più! Non vogliate con questi detti crescere a dismisura l'acerba pena che provo per sì necessaria partenza! Di nuovo io lo prometto, e lo giuro! Lasciarvi ora.... pur troppo!.... ma non mai nel mio pensiero! La vostra dolce memoria mi farà più lieve il dolore dell'assenza, e ogni ostacolo da superare: e presto, sì, presto n'ho fede, la buona fortuna consolerà voi generosa, e degna di miglior sorte!

—I vostri voti, Cino, se mi son cari!..... Ma temo che omai per me infelice sieno indarno! Da troppo gran tempo il peso delle sciagure s'è aggravato sopra il mio capo! Ma questa.... oh! questa vi pone il colmo! E già un fatale presentimento che.... forse mai più....

—Non mai!—Cino subito le soggiunse—non dite questo per pietà, mia dolce Selvaggia! Voi mi aggiungete dolore a dolore. Noi ci rivedremo! e presto;... e allora... oh! allora per non lasciarci mai più!

E strettala dolcemente al seno, si sentì posar su di esso quella sua bionda testa come nel più grande abbandono.

Un singulto convulso erale succeduto ai prolungati sospiri, [pg!225] e da que' begli occhi scendevano grosse lacrime e le bagnavano il volto. Egli presala per mano, facea di sorreggere quel suo dolce capo a uno dei suoi omeri: ma sentitosi fortemente commosso, temè ad ogni tratto gli si smarisser le forze. L'amicizia e l'ospitalità gl'imponevano d'altronde sacri doveri. Sicchè fatto superiore a se stesso, tentò di dar animo alla infelice, più volte chiamandola a nome con molto affetto. Ella allora sollevata la faccia, e tacita con lungo sguardo affissandolo, giunse le mani verso di lui come in atto di fervente preghiera. Cino l'aveva compresa, e volea pur frenare la sua gran commozione assicurandola del suo presto ritorno. Ancora una volta la strinse al seno, e partì; ignaro che quello sarebbe stato l'ultimo addio!

Tornato di nuovo nella stanza dei Vergiolesi, gli abbracciava con grande affetto; e in un baleno era già in sella.

Il vecchio capitano seguì l'amico finchè non giunse al destriero; poi con gli sguardi e coi voti, commosso egli pure oltremodo, perchè omai consapevole di quell'amore di messer Cino, paventava di già per la salute della sua cara Selvaggia. Essa aveva voluto rivederlo ancora una volta di su dal verone, e per le svolte della montagna accompagnarlo col cupido sguardo. Ma come la costiera del poggio le ne contese la vista, non le resse pur l'animo, e vi rimase quasi priva di sensi. Il padre però e le donne di famiglia furon preste a soccorrerla. Ma affanni sì crudi a cor gentile son ferite mortali; e mal si potrebbe con dolci modi e con amiche parole apprestarvi un rimedio!

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[CAPITOLO XIX.]