—Bada, Vanni, tu ti ci puoi confessare; di' pur tutto alla libera.

—Dunque—rispose egli tutto compunto—non so se sappiate, rispettabile monaco, la vita disgraziata che ho menato per qualche tempo, lasciatomi prendere da que' demoni laggiù.

—Lo so.

—Prima a far contrabbandi d'ogni sorta: poi ribalderie, assalti e assassinii (benchè io non facessi che darvi mano), e de' quali davvero inorridivo e mi vergognavo tutte le volte; ma non c'era verso che li potessi scansare senz'abbandonar que' ribaldi: e se mi ci fossi provato, nel momento mi avrebber morto.

—Ma ora... ditemi ora...—badava a interromperlo il monaco per venire alle strette; e quegli invece tutto fervoroso:

—Dio ha ora voluto scamparmi dal tristo fine che hanno fatto, e che poteva toccare anche a me! Ma come potrei comparire per la via e senza un perdono del capitano? Gli è per questo che mi raccomando a lei!...

—Oh! sì per carità—aggiunse Maria tutta piangente—ci raccomandiamo a lei con le mani in croce.

—Sì, sì—riprese il monaco impazientito—ma infine mi premono le notizie di messer Cino.

—Le posso dire—seguitò Vanni (come fanno gl'idioti che la pigliano sempre alla larga)—proprio le posso dire [pg!280] che io, per lo meno tre volte, mi son trovato a veder dare addosso da que' furfanti laggiù lungo il Reno, ai messi del capitano e a quelli di messer Cino, che portavan lettere a lui, e a madonna Selvaggia.

—Ah! finalmente....—esclamò l'altro.—Ma come sapete?... e con qual fine coteste aggressioni?