[pg!286] Buonaventura nel vederla già presa da un nuovo deliquio, s'accorse subito del grave effetto che una tal nuova le aveva prodotto, tanto che si era pentito d'avergliela data.

Com'ella appena potè riaversi, si volse a lui e gli disse:

—Verrà dunque, avete detto, verrà?...

Ed ei:—Non è a dubitarne. Ma mentre è d'uopo d'attendere, chè il cammino da Milano a qui non è breve, importa molto, Selvaggia, che il vostro spirito si ricomponga: riprenda quella calma che vi ho pregata: e si sollevi nel pensiero del come sia stato rimosso ogni dubbio dal vostro cuore sul contegno di messer Cino, perchè non ne doveste concepire e tenere odio verso di lui. Il modo, credete, è stato prodigioso, e imprevedibile. Lo sciagurato consorte della vostra Maria di già pentito, potè sottrarsi dalla mala compagnia de' noti assassini, e giungere in salvo in sua casa. Egli col mezzo della sua donna mi ha fatto sapere com'avesse le notizie e la lettera che v'ho mostrato, caduta nelle sue mani in un ultimo assalto sopra il corriere che da messer Cino qui s'inviava.

—Dio! Dio vi ringrazio!—esclamò ella con le labbra tremebonde e con prolungati sospiri: e la sua mano strinse quella di Lauretta; la quale quest'atto benevolo riguardò come esteso anche a Cino.

—Vedete!—seguitò Buonaventura—una buona azione non va mai senza premio. Mi pare che con questa nuova, che vi toglie ogni sospetto, e vi viene appunto da quello sciagurato di Vanni, Dio in certo modo abbia voluto ricompensarvi del tanto bene che faceste a sua moglie.

—Padre, padre mio! affannosa soggiunse—che questi poveretti vi sieno raccomandati.

Ed egli:—Oh! che mi chiedi! Voglio anzi che Vanni venga subito con Maria a' nostri servigi: e farò io che alcuno non possa nuocergli. Buonaventura, a te quest'incarico.

Ed ella:—Padre! fratello! D'un'altra grazia ancora vi prego. Alla vostra Selvaggia, che poco più ormai avrete a concedere, non negate questo favore. Affrettatevi a ricomporre i lunghi odii e i rancori fra le famiglie de' Vergiolesi e [pg!287] de' Fortebracci. Io pure sì, vel ripeto, all'autore di molti miei mali, imploro da Dio ravvedimento e perdono!

Questi ultimi detti si può argomentare che dovettero essere uno sforzo supremo di un'anima come la sua, la più nobile e la più generosa. Li aveva proferiti con tal sublime rassegnazione, che tutti gli astanti se n'eran fortemente commossi.