La sua morte fu onorata di compianto dall'istesso illustre suo ammiratore e imitatore, il Petrarca, in quel Sonetto:

Piangete, donne, e con voi pianga Amore,

. . . . . . . . . . . .

Poichè il nostro amoroso messer Cino,

Novellamente s'è da noi partito.

E in altro lo immaginò nella terza sfera insieme a Dante: e nel Trionfo d'Amore lo ricordò con Selvaggia, insieme a Dante e Beatrice, con quei versi che abbiam posto per titolo al principio di questo racconto.

Ecco Dante e Beatrice, ecco Selvaggia

Ecco Cin da Pistoia; . . . .

Lo stesso Boccaccio «terzo fra cotanto senno» volle onorare il nostro messer Cino in un Sonetto in morte del Petrarca, ponendolo in schiera con gli altri poeti d'amore, allorchè disse:

Or con Sennuccio, con Cino e con Dante

Vivi sicuro d'eterno riposo.

Quel giorno fu per Pistoia pubblico lutto; e con le più solenni esequie che a sì gran cittadino si convenissero, ebbe, com'ei bramò, in cattedrale onorevole sepoltura. Quindi per decreto del Comune, e per opera dello scultore Cellino di Nese da Siena, gli fu eretto l'anno dopo nel detto tempio un magnifico cenotafio marmoreo. E in questo monumento lo scultore rappresentando, in piccole figure in rilievo, Cino in cattedra fra' suoi scolari insegnante diritto civile, con gentile pensiero, a far compiuta la sua apoteosi, raffigurava da un lato una donna che, da alcuni creduta la poesia, da altri non senza ragione fu reputata Selvaggia; la ispiratrice, com'ei disse, della sua mente «a odiare il vile e seguir l'alto stato

[pg!306] Però mentre oggi ogni provincia d'Italia con nobile emulazione innalza monumenti a' suoi figli più celebri; a chi meglio che a Cino dei Sinibuldi si converrebbe una statua? Degnamente opiniamo sarebbe innalzata a colui, che fu grande amatore della patria, maestro dell'italico idioma e del bel poetare; che congiunse con raro esempio le amene lettere alle severe discipline della giurisprudenza, ed ebbe fama sì pura e sì universale.

Note

[1]Vannucci, I primi tempi della libertà fiorentina.