Ma mentre ogni cosa nel silenzio della notte taceva, mentre placido era l'aspetto della natura, vegliavano, e come onde in tempesta agitavansi i pensieri per entro alla mente del Signor di Vergiole, e del novello arrivato.

Era questi il valoroso cavaliere messer Simone di Filippo Reali di Pistoia. Non appena l'uno l'altro si erano avvicendati il saluto, che il De Reali, al capitano venutogli incontro nella sala del castello di già illuminata, presentava una lettera ch'ei diceva di grande importanza.

—Da dove, o cavaliere?

—Dal comando generale delle armi.

—Che mai?—Ed apertala, e rapidamente percorsa:

—E questo financo dovevano aspettarci? Oh! voi pure, voi pure il sappiate.

E portagli la carta, il cavaliere la svolse e ad alta voce leggeva:

«Capitano Vergiolesi,

I miei fidi di Fiorenza e di Lucca mi mandano celato avviso che fra qualche giorno le milizie di queste repubbliche si raccorranno in un campo presso Fiorenza, e che ivi attendono il Duca di Calabria per venire con grosso esercito ad assediare Pistoia. Starò ancora aspettando più certe novelle: ma frattanto la città vostra è in pericolo! Venitevi senza indugio. Attende da voi anch'adesso e consiglio e soccorso

—— Il vostro Capitan degli Uberti».

—E il mio braccio e quello dei miei figliuoli lo avrà!—Così di subito il Vergiolesi; che ad un tempo afferrata la spada distesa sul tavolino, forte sdegnato ripercotevala su di [pg!7] esso. Quindi al cavaliere risolutamente accennando con mano d'assidersi presso di lui, in questi termini gli favellava.

—È omai lungo tempo, e voi pure il sapete, che i Fiorentini e i Lucchesi si collegano ai nostri danni. Ma con qual dritto e con qual giustizia chi è mai che nol vegga?