—Io mi spavento, o capitano,—soggiungeva il Reali—a pensare di qual novella vi sono stato latore. Perchè ove noi, che pochi pur siamo in faccia ad un'oste così poderosa, da altre genti potessimo almeno aspettare un sostegno, con più coraggio potremmo tentar la difesa. Abbiamo, è vero, i Pisani; abbiamo i Senesi, e gli Aretini amici di nostre parti; ed essi, si dichiararono che ci avrebber soccorso: ma più credo io di danari che d'uomini, stretti che sono di guardare i propri confini. Ora, siamo noi ben sicuri di que' di quassù? (e accennava all'Appennino) da' quali forse il più valido aiuto d'armigeri....
—Vero pur troppo!—interruppelo il capitano.—I Bolognesi erano nostri antichi alleati. E adesso, chi l'avrebbe pensato?.... Oh! messer Cino, l'amico nostro, già di costoro....
E il Reali—Nol sapete? Fino di ieri ei tornava fra noi.
—Tornato! così fuor di tempo? Gravi dunque oltre modo debbono esser gli eventi: perchè pochi giorni decorsi sapete voi quel che di là mi scrivesse?
E fattosegli più d'appresso e premendogli un braccio, con più bassa voce e lenta e repressa, diceva:
—Che da qualche tempo era un continuo apparire a Bologna di Fiorentini e Lucchesi: e rimanevan celati e segreti conciliaboli vi tenevano. Che le calunnie contro a' Bianchi avean già quasi sovvertito il pretore; e più che le parole, la gran quantità di fiorini d'oro corrompeva la moltitudine e si comprava un partito. Che già i Neri prendevan baldanza: e d'altra parte fra i Bianchi l'irritazione era giunta a tal punto, che erano per irromper le ire, non volendo più sopportare i lor dispregi e gl'insulti.
—Dio!—esclamò il Reali—che speranze abbiam dunque a nutrire dopo siffatto abbandono? In che mai dobbiam noi confidare?
[pg!8] —Nelle nostre armi e nel nostro coraggio!—proruppe il Vergiolesi.
E in così dire, levatosi risoluto, afferrava con la destra nuovamente la spada, e la sinistra orizzontalmente distesa, alquanto immobile si rimaneva. Sicchè, alto com'era della persona, fiero nel volto, e con occhi nerissimi scintillanti, ti sarebbe sembrato non altrimenti che un supremo capitano di guerra, che innanzi a' suoi prodi ha intimato la pugna.
Appresso commetteva al Reali riferisse all'Uberti, che la mattina veniente avrebbe assistito alla solenne conferma de' suoi uffici, e conferito con lui; e senza più si eran divisi.