E un altro:

—Mi par già che, all'apparir della nostra, spieghi l'ali a fuggire anche da quell'altura.

E un altro:

—Dove potrebbe, se l'è spennata?

[pg!123] —Finiremo con prenderla, e darla per pasto a' nostri levrieri.

—Oh! non si giovano di sì vil cibo!

In questo i Fiorentini, essi pure facevano agitar dagli alfieri le insegne loro; e forti del numero, or più che mai eran fidenti della conquista.

E già le prime file, varcate le proprie bertesche, audacemente erano state fatte inoltrare fino a tiro di balestra dinanzi alla porta. Il convenuto segnale dal campo loro era già dato. Attendevano per sicuro, e fra questi il ribaldo Fortebracci armato anch'esso e coi cavalieri, di esserne corrisposti. Ma a quel primo avanzarsi, il capitano Di-Fede, che era sul torrione di quella porta, vergognando di nuovo sol dell'empio pensiero di consegnarla ai nemici, e avendo sempre dinanzi quell'angelica donzella supplicante a' suoi piedi, tenne fermo nel datole giuramento, e il segnale mancò.

I Pistoiesi vedutosi muover contro un esercito sì poderoso, a un subito allarme che fece dar loro il Di-Fede, furon tutti sulle difese. Si cominciò dalle mura con macchine di trabocchi e tripanti a scagliare addosso ai nemici grosse e piccole pietre: quali a tiro breve e sicuro, quali altre a lungo ed incerto, così però che de' molti assedianti or l'uno or l'altro n'era colpito. I frombolieri poi a scoccar frecce, e prender di mira le prime file, quelle de' Fiorentini, e ad ogni trar d'arco veder molti caduti. Ciò recò subito fra i capitani nemici una triste sorpresa.

—Com'è questo mai?—si dicevan fra loro.—Il Fortebracci ci avrebbe dunque tradito?