Durante la nostra assenza aveva durato in queste regioni l'epoca della piogge, e straordinario fu il cambiamento che trovammo al ritorno, da Ain in avanti. Allora tutto era secco, sterile, desolante; ora invece le piogge vi hanno portata una verdura che spira fresco e vita; il suolo non è più arido, ma quasi tutto coperto da uno smalto verde; quel che allora era irrigidito, ora è vivo, le acace hanno messe le nuove puntate, gli uccelli vi stanno saltando di ramo in ramo e vi costruiscono i loro nidi pendenti a forma di borsa, dei quali fin venti contai sulla stessa pianta; le lepri, le gazzelle, i dik-dik, le pernici sono stanate dai loro rifugi, e si incontrano frequentissimi; i pastori colle loro mandre sono ridiscesi dagli altipiani e vi stanno pascolando: insomma, completamente un altro paese, una natura risuscitata da vera morte a nuova vita, e questo nello spazio di circa due settimane. Ciò prova la fertilità del suolo e la mancanza assoluta d'acqua anche nel sottosuolo.

Al nostro ritorno in Massaua speravamo trovare tutto combinato e pronto per incamminarci verso l'Abissinia, ma invece niente di tutto questo, e la sola notizia portata da un negoziante proveniente da Adua, che le mule che vi avevamo spedite a comperare, sarebbero partite un paio di giorni dopo di lui. La stagione che avanzava, questa vita monotona, resa ancor più grave per noi dopo aver provato qualche giorno di carovana, l'abitudine ormai fatta alle chiacchiere di questi paesi, dove con tutta facilità i giorni diventano settimane ed anche mesi, e alle promesse di questa gente più che indolente, apata, ci indussero a fare i nostri passi presso il governatore per avere i mezzi necessarii onde metterci in cammino. Fummo molto contrariati dai diversi consigli per la scelta fra la via di Gura più breve, ma più faticosa e attraverso le tribù indipendenti dei Schohos che assai facilmente attaccano le carovane che si avventurano nei loro territorii, e la via dell'Amassen, più lunga, ma più sicura e più comoda pel trasporto del bagaglio. La scelta cadde su questa seconda.

Si celebrava in quei giorni la festa per la circoncisione di un bambino d'un impiegato al divano, e fummo invitati ad intervenire una sera al divertimento.

Su una pubblica piazza, accanto all'abitazione, erano disposti quattro pali a rettangolo, e dei lampioncini pendevano a delle funi che li riunivano: alcuni angareb servivano per gli invitati, la massa del pubblico stava disposta in seconda linea; c'era tutta l'apparenza d'una compagnia di saltimbanchi ad una nostra fiera; fummo molto gentilmente ricevuti e serviti di caffè, liquori e sigarette.

Una ballerina venuta dall'Egitto, bassa avventuriera del paese, bambina di undici anni e che già da tre anni aveva abbracciata questa poco onorifica carriera, girava il circo affettando mosse voluttuose nel genere delle almee, facendo però prova

più di forza e di costanza, che di abilità o di grazia, e fermandosi di tratto in tratto avanti qualche spettatore per dedicargli una speciale pantomima che le fruttava risate e applausi dal pubblico e qualche piastra dal prescelto. Quattro pifferi e un paio di tamburelli continuavano un baccano infernale; dietro una siepe di stuoie che limitava da un lato l'arena improvvisata e confinava colla casa dell'anfitrione, stava la moglie di questi colle sue amiche, spiando, come le nostre ballerine dal sipario, e fendendo di quando in quando le più alte regioni dell'atmosfera con acuti gridi e trilli. Negli intermezzi della protagonista entravano uomini vestiti a donna o seminudi, e rappresentavano scene di cui non è permessa la descrizione, e solo si può dire che invece di risa, in chi ha appena germe di educazione e di senso morale, destavano ribrezzo e indignazione. E tutto il pubblico, fra cui vecchi, donne e ragazze, assisteva e si compiaceva di queste scene che attestano la più schifosa depravazione. Questa gazzarra dura circa una settimana, principiando sul far della sera e continuando fino a mattina. È la preparazione al sagrificio, alla vigilia del quale, una massa di popolo portando candele, lampioncini, emblemi qualunque, e seguiti dalla solita musica, andò girando la città accompagnata dal padre e da un cavallo bianco elegantemente bardato, sul quale un giovanetto teneva e mostrava il povero bambino di circa due anni, che sbalordito e piangente si disponeva ad essere per l'indomani un mussulmano di fatto. Così si andò di porta in porta da tutti i conoscenti, gridando ai loro nomi, ed obbligandoli quasi a presentarsi e gettar dolci o meglio monete.


CAPITOLO IV.