Arrivano le mule.—Partenza per l'interno.—Indolenza dei camellieri.—Sorpresi dalle piogge.—Equipaggiamento.—Emozione notturna.—Un funerale.—Trattative noiose pei buoi da carico.—Ballo fantastico.—Grandiosità delle scene.—Si raggiunge l'Altipiano etiopico.
Il 3 febbraio arrivano finalmente le nostre mule, ed un orizzonte più chiaro comincia ad aprirsi alle nostre speranze.
Principia il lavoro per disporsi alla partenza: si distribuiscono le casse, si fa la scelta di quello che pratica e consigli ci suggeriscono di portare all'interno e di quello che stimato inutile sarebbe imbarazzo e nulla più il trasportare con noi. Torna nuovamente in campo la questione delle due strade, ma la prima scelta prevale un'altra volta; procuriamo i camelli pel bagaglio durante i primi giorni; riadattiamo alla meglio le nostre selle e specialmente le staffe troppo strette, che essendo gli Abissini scalzi usano introdurvi il solo pollice, e così siamo pronti pel giorno fissato.
L'otto mattina il nostro cortile era ingombro di casse e camelli; come al solito i camellieri si rifiutano di caricare lamentandosi del prezzo stabilito, poi dicendo i carichi troppo pesanti, tutte scuse per carpire qualche tallero di più e ritardare la partenza, ma la pazienza nostra non volle resistere a tante prove e quando mostrammo della risolutezza e domandammo giudice il governatore, ogni difficoltà fu appianata, anzi, fu ingiunto
al naib o capo dei territorii che dovevamo attraversare coi camelli, di accompagnarci fino ai confini dei suoi dominii; e perchè i nostri ordini fossero eseguiti ci fornì una scorta di quattro soldati, che per dir vero sono d'imbarazzo più che d'aiuto.
Verso le due, una fila di una quindicina di camelli col bagaglio nostro e della famiglia Naretti, scortato dal nostro bravo Tagliabue, che colle sue lunghe gambe, armato di tutto punto, inforcando una magra mulettina, poteva rappresentare un bellissimo Don Quichotte, partiva per Omkullo, dove ci avrebbe aspettati per la sera. Alle cinque infatti anche le nostre mule erano sellate e la lunga carovana cui si erano aggiunti parecchi amici che ci vollero accompagnare fino alla prima fermata, usciva per la diga salutata da mezza Massaua che echeggiava delle grida di evviva, salute, buon viaggio e felice ritorno. Eccoci finalmente a quel sospirato momento in cui si può realmente dire il nostro viaggio comincia; quanti pensieri, quanti sogni in quel vasto orizzonte che mi sta davanti, quante speranze vanno a realizzarsi, quale fantasmagoria di cose nuove e interessanti va a schiudersi davanti agli occhi miei; ma in pari tempo ogni passo mi allontana dai miei cari, e dietro me quasi si chiude ogni comunicazione con loro.
Queste idee mi turbavano la mente, ma una voce misteriosa mi suggeriva d'essere uomo, di farmi superiore a me stesso e mi faceva trovar svago nell'ammirare la scena che mi circondava, e forza nelle speranze e nelle soddisfazioni dell'avvenire. A notte fatta arriviamo ad Omkullo, dove troviamo le casse disposte presso il villaggio, e qui stabiliamo il nostro accampamento; una frugale, ma allegra cena, finì coi brindisi e i saluti agli amici che ci avevano accompagnati, e che con una splendida luna se ne tornarono in città, lasciando in noi profondo il desiderio di stringere loro ancora una volta le mani prima di far ritorno in Europa.
Domenica 9 febbraio: Prima di giorno siamo pronti, ma il naib viene ad avvertirci che non si può partire prima di mezzogiorno, avendo i camelli nulla mangiato la notte e il giorno innanzi; pur troppo acconsentiamo, ma con questa gente non bisognerebbe mai dar retta alle chiacchere, ed usare invece prepotenza e minacce. Passano infatti le dodici, la una, le due, si grida, si strepita, si mandano a cercare i camelli, ma con tutta pace non si riesce a mettersi in cammino che dopo le tre.
La tappa fissata era Sahati, a quattro ore di distanza, ma ecco che dopo due ore la carovana si ferma, e adducendo mille motivi non si vuol più proseguire; abbiamo un bel gridare, ma i camellieri infischiandosi altamente di noi, scaricano e lasciano i camelli liberi al pascolo.