Non ultima delle cagioni fu poi anche il panico di trovarsi la prima volta a contatto con un nemico disciplinato, armato di tutto punto e accompagnato da batterie d'artiglieria.
Dove gli Abissinesi mostrarono realmente molto valore fu alla seconda battaglia contro gli Egiziani, a Gura. Dopo la sconfitta di Guda-Guddi, il Governo del Cairo voleva una rivincita, e mandò una seconda spedizione di circa 16,000 uomini, capitanata dal principe reale Hassan pacha. Da Massaua salirono per le vallate che più direttamente portano alla capitale del Tigré, e giunti al principio dell'altipiano etiopico, presso il villaggio di Gura, scelsero a loro campo un'altura isolata, che sorge quasi a delineare il limite fra l'altipiano e il principio della discesa. Costrussero strade per portarvi i cannoni, coronarono l'altura con un magnifico forte e con casematte, e fortificarono il versante verso l'Abissinia con trincee che nascondevano famosi pezzi d'artiglieria. Gli Abissinesi, forti di più che centomila uomini, a quanto si pretende, s'avviarono incontro al nemico e stabilirono il loro campo sulle alture circostanti l'altipiano, e rimpetto a quella occupata dagli altri.
Gli Egiziani scesero in campo aperto in atto di sfida: Re Giovanni allora, tagliando colla sua spada le pelli che tenevano le provviste d'acqua, gridò: figliuoli, se non volete morir di sete andatevi a cercar l'acqua oltre la linea nemica. Fu come fosse
aperto un alveare, chè da ogni lato irruppero squadre di Abissinesi che in breve tempo invasero tutta la pianura. La lotta fu accanita, il numero e il valore la vinsero, e dopo sforzi incredibili, gli Egiziani dovettero ritirarsi nei loro forti lasciando sul campo una buona metà dei loro. Dopo tre giorni gli Abissinesi ebbero l'ardire, oso dire la temerità, di dar l'assalto alla collina fortificata, ma questa volta, i cannoni ebbero ragione, e dovettero ritirarsi. Stettero tre mesi le due armate spiandosi l'una coll'altra, ed alla fine avendo re Giovanni promesso che se il nemico usciva per ritirarsi non avrebbe avuto nulla a temere dal suo esercito, gli Egiziani se ne ritornarono a Massaua, certo poco soddisfatti di questa seconda prova.
Dopo queste due battaglie, re Giovanni, quantunque vittorioso e forte non volle inseguire il nemico, nè estendere di un palmo i suoi territorii. Gli Egiziani, egli disse, hanno invaso il mio Stato senza mandarmi una intimazione di guerra, io quindi ho il diritto di trattarli non come un esercito nemico che mi muove incontro, ma come una banda di briganti che venne ad assalirmi a tradimento: li respingo dunque, ma non degno continuare la lotta con loro; solo, ora che le ostilità sono aperte, mi riservo di attaccarli quando a me piacerà, senza necessità di mandare intimazioni e senza tema di mancare per questo alle regole della cavalleria e della guerra fra gente civile.
Il raziocinio, se si vuole, è giusto ed assai fino, e re Giovanni lo mantenne rifiutando ogni trattativa di pace.
Frutto principale di questa guerra, per gli Abissinesi, fu la presa di alcuni cannoni e di circa 15,000 fucili remington presi al nemico con buona provvista di munizioni. Queste però si tengono ben custodite, chè il giorno che fossero finite non v'ha modo di rinnovarle. Alcune volte si fabbricano da loro la polvere, ma cattiva e in poca quantità, e in mancanza di piombo usano delle palle che si fanno con pietre, munizioni che possono
servire per i pochi fucili da museo che hanno, e coi quali non mi fiderei di sparare un colpo, ma cartucce non possono assolutamente procurarsene. Strano che questa gente, pazza per avere un'arma da fuoco, non ha confidenza a sparare i cannoni, e si risparmiò la vita ad una dozzina di prigionieri egiziani, per tenerli al servizio dell'artiglieria, frutto della vittoria.
Aratro abissinese