Come custode della Giustizia era assistito da un consiglio supremo composto di otto giudici, dei quali quattro, la cui nobiltà risaliva agli Ebrei, erano detti Licaonti, e quattro d'origine etiope, eran detti Azzagi. Il loro potere era ereditario, ma legato alla conferma del Re, come pure i loro decreti dovevano essere sanzionati dalla firma sovrana.
Portavano il costume sacerdotale, non avevano armi, dovevano seguir sempre l'imperatore, anche alla guerra.
Nel quarto secolo dell'êra nostra, l'imperatore regnante, unitamente a parte della sua famiglia, abbracciano il cristianesimo importatovi da Frumenzio, e questo fatto dà luogo a nuove guerre e rivolte, dividendo il popolo in due partiti accaniti l'uno contro l'altro, per fanatismo religioso. La nuova fede però si fa presto strada, e i rivoltosi sono costretti di rifugiarsi nelle montagne del Semien, dove continuano a professare il giudaismo e vengono distinti col nome di Felasian o esiliati, che si corruppe poi in quello di Felachas.
Verso il 530, come risulta da una iscrizione in marmo trovata in Axum, il re Caleb o Elesbaan, alleato all'imperatore Giustiniano, fece varie campagne in Arabia contro i Coreisciti e conquistò parte dell'Yemen, da dove dopo sessant'anni gli Abissinesi furono espulsi dai Persiani che li spinsero oltre il Mar Rosso e occuparono un tratto della costa Africana; ma la
struttura fisica del suolo, rese atti gli Abissinesi a respingere il nemico che tentava inoltrarsi nell'altipiano etiope.
Al decimo secolo una delle ebree Felachas rifugiate nel Semien, sorge a rivolta e riesce ad impossessarsi del potere che tiene colla sua discendenza per circa 3 secoli; ed a questa epoca la dinastia di Solomone si rifugia allo Scioa.
Usavano i principi Abissinesi fare dei pellegrinaggi in Palestina, ma all'epoca delle crociate se ne astennero, e per compiere un atto di devozione mandarono un loro vescovo a visitare il santo sepolcro. Costui cadde nelle mani dei musulmani che lo forzarono ad abbracciare la loro credenza, e da quest'insulto nacque naturalmente un'accanita guerra fra Abissinesi e Maomettani.
Invogliati i portoghesi di entrare in relazioni con questo paese strano e potente, inviarono Pedro Covilham che nel 1499 si presentò alla Corte del Negus, residente allora allo Scioa, ed ottenne che il sovrano mandasse un ambasciatore in Portogallo. Strette queste amichevoli relazioni, pochi anni dopo si vedono 400 portoghesi alleati agli Abissinesi nel respingere gli attacchi dei musulmani. Erano questi guidati da un semplice cavaliero detto Ahmed, che per ironia fu dai cristiani soprannominato gragne (il mancino), che, fortunato nelle armi e dandosi a rubare e saccheggiare, aveva trovato buon numero di seguaci. I portoghesi erano invece condotti da Cristoforo de Gama, fratello a Vasco, che con molti dei suoi morì prigioniero di Gragne, restando però la vittoria della lotta ai cristiani.
Alcuni missionari cattolici venuti coi portoghesi, cercarono scacciare i cofti, e vedendo fallire questo tentativo li conciliarono invece per poco colla chiesa di Roma, ma la religione primitiva tornò presto a prevalere.
In un paese come questo, dove domina lo spirito di conquista, la tendenza alla rivolta, la frenesia al maneggio delle armi,