i diversi partiti religiosi, e dove non fu mai guida lo spirito di unità che deriva dall'educazione e dall'amor proprio, continuarono le lotte intestine che spesso vestivano il carattere religioso, altre volte mantenevano il politico, e sempre erano a decadimento del paese.

In queste guerre fratricide si perde dunque la storia, finchè verso il 1840 si trova ras Aly nell'Amara e ras Ubiè nel Tigré che sono fra loro in guerra. Il primo vince il secondo, ma lo vuol trattare con troppa generosità, e Ubiè si rivolta nuovamente e riesce a riafferrare il suo trono. Lo Scioa da lungo tempo si era dichiarato indipendente e vi regnava Sahala Selasé, che mostrò di essere proclive alla civiltà e di possedere modi cortesi e cuore aperto, quando si presentò alla sua Corte D'Abbadie. Nelle montagne del Lasta sorge un avventuriero, certo Kassa, che con molto ardire e il favore delle armi batte ras Aly, ne imprigiona la madre, ne sposa la sorella, si impadronisce dell'Amara e si fa proclamare re d'Etiopia, dopo aver fatto assassinare ras Aly; era questi re Teodoro del quale tutti conoscono le gesta. Morì il re dello Scioa e lui colse l'occasione per usurparne il trono, e colla forza dei due regni uniti non trovò grave difficoltà a conquistare anche il Tigré.

Teodoro, il vero tipo dell'avventuriero, pieno di ardire, di energia e dotato anche di un certo grado di intelligenza, entrò presto nelle simpatie di un popolo, che facilmente si esalta per chi mantiene la guerra e sa condurlo vittorioso alla pugna. Unite le diverse provincie del suo regno e ottenuta la pace, pensò allo sviluppo materiale e morale dei sudditi ed invitò a stabilirsi presso di lui alcuni Europei che conoscessero diverse arti e specialmente quella del fabbricar cannoni e polvere.

Le idee erano buone ed apprezzabili in un individuo che non era mai uscito dai confini di un paese poco meno che selvaggio, ma la gloria e l'avidità della supremazia gli scaldarono presto il

cervello, la sua natura rozza e l'indole in fondo forse cattiva, trovando nella sua posizione mezzo a sfogarsi, non conobbero più freno. Si diede all'ubriachezza, commise nefandità che destano ribrezzo al rammentarle. L'uccidere il prossimo era per lui la cosa più semplice, e credeva quasi averne il diritto e farsene merito. Per punire piccole mancanze od anche solo per il capriccio di un momento faceva metter fuoco ad un intiero villaggio obbligando gli abitanti a starsene chiusi nelle rispettive capanne.

Ordinò una volta che si radunassero in una pianura per una data epoca 30,000 buoi e volle in un solo giorno vederli tutti decapitati. Si portò poi come già tutti sanno, cogli artefici europei da lui chiamati, e cogli ambasciatori inglesi inviati dal loro Governo, talchè ne nacque la guerra che gli fu fatale. Fino all'ultimo istante però diede prova del suo carattere fermo e pieno d'amor proprio, col darsi un colpo di pistola alla testa, piuttosto che cader prigioniero dell'esercito nemico. Sono tante e tali le nefandità da lui commesse, che per concepirle in un essere umano e per scusare lui, non si può pensare altro che alla pazzia che lo avesse colpito. Per tal modo la maggior parte dei suoi sudditi lo avevano completamente abbandonato, e come già dissi, all'epoca della guerra inglese il regno da lui riunito era già sfasciato.

Morto Teodoro, l'Abissinia restava così divisa e dominata: il Tigré, di cui era principe Giovanni Kassa, che strinse amicizia cogli Inglesi, lasciando loro libero passaggio sui suoi dominii, e fornendo guide, interpreti, vettovaglie, quanto infine poteva necessitare, dietro promesse di regali e protezione per l'avvenire; l'Amara di cui era principe Gobusié: il Goggiam con a capo ras Desta: lo Scioa capitanato dal padre dell'attuale Menelik, era stato non soggiogato, ma domato fino a pagare un tributo a Teodoro, e, morto questo, lo pagava al re del Goggiam.

Come è naturale, nessuno di questi regnanti era contento di quel che possedeva e mirava ad invadere i territori del vicino. La guerra non tardò infatti a dichiararsi fra Gobusié e ras Desta, e in due battaglie fu decisa la sorte delle armi in favore di Gobusié che distrusse e scompigliò le file del nemico in modo che questi, fuggiasco, si diede alla montagna per continuarvi una guerriglia. Gobusié diede allora la sovranità, od almeno il governo del Goggiam a suo cugino ras Adal. Questi continua le ostilità, sorprende il nemico in una gola di montagne, gli piomba addosso, lo fa prigioniero e incatenato lo porta a Gobusié.

In questo frattempo un'altra guerra era scoppiata in Abissinia. Devo premettere, che per tradizione è privilegio del principe del Tigré di domandare al patriarca d'Alessandria l'Abuna, o vescovo cofto che deve risiedere in Abissinia e che solo ha il diritto di incoronare i sovrani. È uso fare la domanda mediante un'apposita commissione che si reca in Egitto e riporta con gran sfarzo la sacra persona domandata, che deve essere un nero. La tassa e le spese per questa funzione sommano a 25,000 talleri.