Giunto in Abissinia, l'Abuna vi resta come capo supremo della chiesa, durante tutta la sua vita, dimora presso il re od in Axum, e per appannaggio gli è destinata una delle più ricche province, più un tanto da ogni chiesa che sta sotto la sua giurisdizione. All'epoca di cui narriamo le vicende, mancava in paese questa autorità, e Giovanni Kassa, usando del suo privilegio quale principe del Tigré, e di una avvedutezza non comune, pensò procurarselo dicendolo necessario per la sua incoronazione a re d'Etiopia. Gobusié allora, ingelositosi, mostrò le sue lagnanze adducendo che lui pure poteva vantare altrettante pretese al trono d'Abissinia. Ebbene, rispose Kassa, per farti incoronare ti è necessario l'Abuna che tengo presso di me, vieni a prendermelo se puoi. Così fu dichiarata la guerra, e il vincitore fra i due pretendenti doveva cingere l'ambita corona. In questo spazio di

tempo appunto ras Adal aveva consegnato, incatenato, ras Desta a Gobusié. La guerra, che in questi paesi si riduce ad una o due battaglie laddove le due armate marciando una contro l'altra si incontrano, si portò nelle alture fra Adua e Axum e la vittoria fu a re Giovanni, quantunque questi si dice non avesse che 12,000 uomini e l'altro fosse forte di un'armata di circa 60,000. Gobusié e ras Desta caddero prigionieri e il primo fu pure ferito. Torna qui a proposito ripetere un episodio che qualifica il carattere fiero di questo popolo; re Giovanni, che era cognato a Gobusié, avendo riguardo anche alle sue ferite, volle trattarlo generosamente, lo fece raccogliere sul campo di battaglia e ricoverare con ogni cura in un tenda vicina alla sua, dove spesso andava a trovarlo. In una di queste visite, Gobusié gli disse: tu pretendi essere re d'Abissinia, ma dovresti prima di vantare tanto, studiare la storia dei tuoi avi ed arricchirti tanto da poter fare quello che hanno sempre fatto i veri sovrani del nostro paese. Re Giovanni non sapeva comprendere la stranezza di questo linguaggio, e Gobusié soggiunse; sappi che in Etiopia si usò sempre incatenare i re prigionieri con catene d'oro; ma tu l'ignori o non sei abbastanza ricco per farlo.

Kassa si trovò punto da questa osservazione, mandò subito una grossa catena di ferro da Naretti, che allora era da poco arrivato in paese e vi si trovava ancora coi compagni artefici, pregandolo trovar modo di renderla come fosse argento. Fortunatamente, negli arnesi portati v'era il necessario, e l'operazione fu subito eseguita. Kassa si presentò allora al cognato e disse: se i re d'Etiopia si legavano con catene d'oro, credo già far molto mettendo in catene d'argento chi voleva esser re, ma non riuscì a diventarlo. E con questo, appena fu ristabilito dalle ferite, lo mandò alla montagna dove morì or fanno quattro anni.

Re Giovanni poi trovando più giusto di favorire ras Desta che non ras Adal, forse perchè il primo aveva maggiori diritti

al principato, mentre il secondo aveva il demerito d'essere cugino di Gobusié, levò le catene a ras Desta e lo nominò ras del Goggiam. A ras Adal non restò altro che ritirarsi, ma non per starsene tranquillo; con quelli che gli rimasero fedeli mosse guerriglia a ras Desta, lo sconfisse e uccise, poi si presentò a re Giovanni professandoglisi amico, dichiarandogli non aver mai avuto astio contro di lui, ed aver solo agito in tal modo perchè riteneva sacre le sue pretese al principato del Goggiam, e ora che l'intento suo era raggiunto, gli si sottometteva giurandogli fedeltà ed ubbedienza. Re Giovanni accettò queste dichiarazioni, lo confermò re del Goggiam e lo annovera ora fra i suoi più devoti amici e vassalli.

Giovanni Kassa intanto, con gran pompa, nel dicembre del 1871 si faceva coronare re d'Abissinia in Axum. Il Naretti fu incaricato della costruzione del trono e della direzione dei preparativi per le feste che ci disse furono splendide, come lo possono essere in tal paese. Le due cose che certo meritano maggiormente d'essere ricordate, sono l'accorrere di un numero favoloso di sudditi e la presentazione, il sagrificio e la consumazione di un numero stragrande di buoi, con una gazzarra infernale.

Veniamo ora al secondo periodo delle guerre del regno di re Giovanni. La questione si fa molto delicata per un intervento e per certe intelligenze segrete fra la Corte dello Scioa e quella del Cairo, che gli Abissinesi vogliono ammettere, ma gli Egiziani decisamente negano.

Io sono ben lungi dal volermi fare lo storico di questo paese, che ben poco merito ne avrei d'altronde per me e nessun vantaggio per gli altri, solo mi faccio narratore delle opinioni che sono in paese. I fatti nessuno li cambia, le apprezzazioni saranno vere o ispirate da spirito di parte o da soverchia animosità, io non intendo farmene giudice nè garante. Nega l'Egitto le sue

intelligenze segrete con Menelik? Spogliate il mio racconto della parte che riguarda questo soggetto e vi resterà la pura verità storica dei fatti.