1. Bottiglia e bicchiere di corno. 2. Paniere-Tavola. 3. Scarpa da donna in gran costume.
4. Cetra. 5. Lance.
Causa delle guerre che ora vado a narrare, è la pretesa del re dello Scioa di essere lui il solo discendente del ramo diretto da Salomone, e quindi le sue pretese al trono di Etiopia.
Quando, or fanno quattro anni, avvenne la guerra cogli Egiziani, che fu finita collo sterminio del Mareb e di Guda Guddi, si pretende vi fosse una intelligenza fra lo Scioa e l'Egitto per attaccare i primi a sud e i secondi a nord, ma gli Scioani non arrivarono in tempo, chè come vedemmo la guerra non si protrasse e in pochi giorni fu troncata col massacro completo degli Egiziani. Tre mesi dopo il Governo del Kedive organizzò la seconda e più forte spedizione, che invece d'ottenere rivincita ebbe pure sì triste sorte nelle giornate di Gura, e pretendono gli Abissinesi che allora fosse delegato Munzinger pacha a portarne la notizia a Menelik, perchè dal canto suo egli pure avanzasse. Avvenne che questo messo, come sappiamo, fu massacrato per via dai Somali, quindi allo Scioa non giunse la sua ambasciata, ma la notizia invece della prima vittoria riportata da re Giovanni a Gundet. Menelik allora, invece d'avanzare da nemico, fingendo rallegrarsi per l'importante trionfo, mandò 500 cavalieri e dei doni a re Giovanni. Questi arrivarono appunto quando il paese veniva invaso dalla seconda spedizione egiziana, ed ecco come alla battaglia di Gura erano presenti questi pochi alleati, che senza tanti contrattempi sarebbero invece stati piccola parte di un esercito nemico che doveva attaccare alle spalle, mentre l'azione di fronte era già impegnata coll'egiziano.
Assopiti per un momento tutti i rancori, pareva che la pace fosse assicurata, quando or fanno circa tre anni un'altra alleanza è stretta fra Menelik e l'Egitto. Quest'ultimo lo incoraggia a spingersi su Gondar, dove se le sue truppe sono vincitrici, sarà
coronato re d'Abissinia, e se le sorti sono avverse si verrà in suo aiuto invadendo dal Galabat.
Menelik col suo esercito si avanza infatti, raggiunge Debra-Tabor e si accinge a procedere nel Goggiam e su Gondar. Come le cose erano combinate, se pur lo erano, poteva certo esser questo un cattivo quarto d'ora per re Giovanni, ma la sua stella si mostrò questa volta più lucente che mai; raccoglie il suo esercito e passando pel Semien marcia verso il Gondar per sorprendervi l'invasore, quand'ecco che la guerra fra Russi e Turchi prende proporzioni gigantesche e volge sfavorevole pei secondi. Questo avvenimento ebbe grandissima importanza sulle sorti di Abissinia, chè, dovendo il Kedive mandare le sue migliori truppe al Sultano, non potè tenere un corpo d'esercito impegnato nelle pianure di Metemma, e Menelik vedendosi così abbandonato, non ebbe più confidenza nelle sue forze e battè in ritirata passando al Goggiam, dove portò lo sterminio, saccheggiando, massacrando e amputando quanti poteva, e fra l'altre volle far sua la donna di ras Adal che pare fosse di rinomata bellezza e d'altrettanto buon cuore. La moglie, che lo seguiva, ingelositasi, non fece rimostranze apparenti al marito, ma dicendosi poco sicura in questo paese nemico, dichiarò di voler rientrare in patria facendosi per maggior garanzia scortare da buon numero di truppe. Tutto questo però non era che una finta, e giunta ai confini cominciò a svolgere il suo piano di vendetta.
Proseguì verso la capitale, annunciò che Menelik era stato sconfitto e ucciso, si proclamò regina dello Scioa, mise in libertà molti di sua famiglia che il marito per tema o per gelosia teneva incatenati alla montagna, e mandò persino ambasciatori a re Giovanni per trattare la pace in nome suo, ma questi rispose che non era uso trattare con donne e voleva direttamente il re.
Il governatore lasciato da Menelik durante la sua assenza, prestò per altro poca fede alle notizie portate dalla pseudo-regina
e invece di sottometterlesi, avuta notizia che il suo re viveva e si avvicinava, radunò quante truppe potè, le mosse battaglia, la vinse, incatenò e consegnò al Sovrano che sopraggiunse poco dopo. Mentre allo Scioa si svolgeva questa pagina di storia che merita solo titolo di aneddoto, Menelik andava continuamente ritirandosi, e re Giovanni lo inseguiva, finchè ebbe percorso quasi tutto il paese e andò ad abitare il palazzo del re nemico alla sua capitale. Qui si finì per conchiudere la pace che diede tutta l'Abissinia sotto lo scettro di re Giovanni, e pacificata, tranne qualche rivoltato che continuò ancora per qualche tempo le sue guerriglie, considerate però come attacchi da briganti più che campagne da nemici. Fra questi, il più importante fu certamente Woldi Michael, che per tre anni tenne in rivoluzione tutta la provincia dell'Amassena, ed anche questo si pretende dagli Abissinesi che fosse istigato, anzi espressamente stipendiato dagli Egiziani.
Colla pace conchiusa, Menelik conservò il suo titolo di re dello Scioa, anzi re Giovanni gli fece dono di una splendida corona, ma si dichiarò tributario del re dei re, obbligandosi a pagargli un annuo tributo ed a fornirgli buon contingente di truppe in caso di guerra. Re Giovanni poi, quasi per mostrargli come non lo temesse, invece di disarmarlo, come forse avrebbe fatto un sovrano in Europa, gli fece dono di 200 fucili per le truppe e di qualche cannone.