In aprile cominciano i primi annunci dell'avvicinarsi dell'autunno, o epoca delle piogge, che gli Arabi chiamano karif. La notte e la mattina il cielo è serenissimo, ma verso le due o le tre i venti di nord-ovest lo coprono di nubi spintevi dalla costa: qualche volta fanno una semplice visita poi scompaiono, spesso invece danno origine a lampi e tuoni, poi ad acquazzoni torrenziali, dopo i quali torna il più splendido sole. Dura così una quindicina di giorni, per poi rimettersi al bello fino alla metà di giugno, ed a quest'epoca comincia la vera stagione delle piogge che si protrae per quattro mesi, piovendo dapprincipio due o tre volte per settimana, durante qualche ora, poi aumentando fino a continuare giorno e notte nel mese centrale, poi decrescendo nella stessa ragione. È allora che tutto il suolo si copre di uno smalto verde intarsiato da splendidi fiori, che le foreste riprendono nuova vita per rafforzarsi ad affrontare gli altri mesi di siccità, che le campagne diventano produttive e si ripopolano
d'ogni genere di selvaggina stanata dalle oasi che vivono dell'umidità dei terreni bassi, dei depositi d'acqua o delle piccole sorgenti od infiltrazioni.
A nuovo direttore delle dogane in Adua fu nominato un giovane dall'aspetto simpatico che viene un giorno a trovarci accompagnato dai suoi fedeli e seguito da una massa di soldati con lance, fucili, sciabole, scudi e una folla di seguaci inermi e curiosi. È questa ancora una prova della vanità di questa gente che non cerca istruzione nè educazione, nè soddisfazioni di amor proprio, ma si crede e forse si sente ingigantita dall'aver sempre uomini e armi dietro di sè. L'annuncio della visita era a titolo d'amicizia, ma lo scopo era di annoiarci, sperando cavarci qualche cosa pei pretesi suoi diritti. «Noi non siamo commercianti e andiamo al re, quindi siamo esenti da tali imposte» e con della fermezza e minacce di protestare presso S. M., lo mandammo in santa pace. Guai a chi si mostrasse debole con questi importuni, che non sarebbero mai sazii di carpire balzelli. Bisogna esser risoluti e non dimenticare che chi la dura la vince.
Siamo al sabato 29 e il piazzale è animato dal solito mercato: sentiamo un grande strepito, grida di gioia, e vediamo spuntare una grossa comitiva entro una nube di polvere. Alcuni cavalieri avanzano alla carriera, facendo fantasia, donne e ragazzi gridano a squarciagola, una grossa carovana fra cui spiccano il rosso, il luccicare di fucili e lance e qualche ombrellino, li segue. Chi dice essere Ghedano Mariam, chi il figlio del re che vive a Macalé a tre giorni da qui. È infatti il primo che torna da una visita al secondo, e appena giunto all'altezza del mercato scende dalla mula, e attorniato dal seguito dichiara aperto il tribunale. Finita la seduta i tamburi chiamano il pubblico a raccolta e si proclama la nomina del figlio del re a governatore generale del Tigré, e di Ghedano Mariam a suo wachil o rappresentante.
Abbiamo poi l'alto onore di ricevere una sua visita e di
dover dare da bere ad una massa di seguaci che non sono mai sazii, e con una ingordigia schifosa continuano a far capire che la parola ancora e il loro ventricolo sono sempre all'ordine del giorno. Quando è servito il liquido ad un personaggio importante, questi ne versa qualche goccia nel palmo della mano di chi lo offre, il quale lo beve, come a prova che non c'è pericolo di veleno. Il più fedel servo, fatto sgabello delle proprie ginocchia a Sua Eccellenza, durante tutto il tempo della visita gli andò grattando e strofinando piedi e gambe, ciò che prova la grandezza dell'individuo e forse anche che non sono del tutto deserte quelle ascose parti degli alti dignitarii dello Stato.
Metà della popolazione venne da noi; la nostra unica camera fu letteralmente invasa e con tutta calma il governatore cominciò a trattare affari particolari coll'uno e coll'altro, come fosse a casa sua. Sarà uso del paese, ma per noi che intanto eravamo schiacciati come sardine fra tutta questa gente che non pecca certo per troppa pulizia, non era un gran divertimento. E la seduta si prolungava sempre, e l'ora del pranzo era passata, il sole volgeva al tramonto e mia era in quel giorno la responsabilità della cucina e temevo che quella brava gente di soldati che stavano nella corte, colla nota loro discrezione mi facessero pulita la pignatta. Finalmente potemmo liberarcene e il frutto della mia arte culinaria servì a chi era destinato.
Il giorno 30 arriva una carovana dallo Scioa, con incarico di fare acquisti di oggetti a Massaua; da questa possiamo avere buone nuove dei nostri amici della spedizione geografica, che in parte sono in Ankober, in parte proseguono per Kaffa, ma di tutti le notizie sono eccellenti.
Siamo sempre perseguitati dall'alto onore di visite del governatore che si direbbe preso da speciale simpatia per noi, ma alla fin dei conti scoppia la bomba e finisce per farci domandare una cassa con chiave, un orologio, un fanale, delle candele, una camicia e non ricordo cosa altro.