Malgrado questo, quando si acconsente a qualche loro richiesta o si fanno dei regali, non fanno mai atti di stupore per la novità dell'oggetto, nè segni molto evidenti di riconoscenza. Un paio di inchini, portando la destra da terra al fronte, ma con tutta freddezza, quasi mostrando che la cosa è meno di quanto si aspettavano e che era dover vostro il privarvene per loro.

Un intercalare, se così si può dire, di tutti gli Abissinesi, è la parola Isci che pronunciano in segno di adesione, di aggradimento e quasi di approvazione a quanto dice un altro. È tanto comune e ripetuta questa parola, che subito l'osserva chi si trova in paese, e per questo mi piace ora ricordarla.

Uno degli inconvenienti delle frequenti visite che si hanno a subire, oltre certi piccoli ma molesti compagni che lasciano in abbondanza, è quello che nell'adempiere una semplicissima funzione, per la quale noi adoperiamo un fazzoletto, loro si servono delle dita che poi puliscono nel primo coso che capita sotto mano. Il re volle una notte andarsene incognito in una chiesa per spiare se si compivano con tutta formalità i sacrificii, ed ebbe ad osservare che i fedeli che entravano, facilmente insudiciavano le sacre pareti, senza riguardo alcuno alle pitture che spesso le ornano. Indispettito, fece subito pubblicare la proibizione del tabacco sotto pena del taglio del naso. Vuolsi per altro sia stata questa una finezza, tanto d'avere un pretesto di togliere l'utile all'Egitto, da dove per la maggior parte si importava il tabacco stesso.

In Abissinia esiste un sistema di spionaggio veramente modello. Qualunque cosa si dica od avvenga, subito ne corre la voce ed il re ne è immediatamente avvertito. Invece del telegrafo, accendono fuochi alle vette dove sono villaggi, e con voci acutissime si trasmettono le notizie da un punto all'altro. Ci dicevano i missionarii di Keren che seppero della battaglia di Gura molto più presto di quello che avrebbe potuto impiegare qualunque corriere a percorrere la strada.

In qualche capanna d'ogni villaggio si conserva sempre del fuoco durante la notte, e la mattina da questo hanno vita tutti i focolari del villaggio stesso. In caso di estinzione completa, si ottiene fuoco colla forte confricazione di due legni, uno assai secco, l'altro altrettanto duro.

Abbiamo ancora il governatore per prendere una lezione sul modo di caricare l'orologio e di distinguerne le ore. Ci volle del buon tempo e della buona pazienza a fargliela entrare, poi scommetto che il giorno dopo la molla sarà rotta. Alla catena pendeva un fischietto ed era proprio miserabile, più che ridicolo l'effetto di un alto funzionario, governatore di una provincia, rappresentante di un re dei re, alter ego di un principe ereditario, che con riso ed espressioni di contento infantile si trovava soddisfatto di sè e in pari tempo sorpreso per aver soffiato in questo strumentino e averne ottenuto l'acuto suono.

Tutti questi capi, governatori e simili dignitari e funzionari non hanno paghe fisse, ma a loro si destina una provincia e da questa devono riscuotere i tributi, tenerne i loro appuntamenti, mantenere la loro casa e la loro truppa, e dare un tanto al re che se ne serve pel mantenimento del suo seguito, della sua armata, per fare qualche dono a delle chiese, ecc. Ogni governatore è capo civile e militare, tiene tribunali e può sentenziare fino a pene di sangue o di morte, per le quali si deve ricorrere al supremo tribunale del re. In caso di guerra seguono colle loro truppe quelle del sovrano.

La conseguenza di questo sistema di amministrazione, dove non ci sono tasse fisse, è che ognuno cerca di cavare da ogni villaggio il più che può, così che i pochi uomini abili alle armi preferiscono fare il soldato, ed all'agricoltura restano donne, bambini e vecchi nella più squallida miseria, soffrono persino di fame e qualche volta anche ne muoiono.

L'assassinio è punito colla morte, che hanno diritto d'infliggere