Nell'opera di Ferret e Gallinier trovo la spiegazione allo strano fenomeno che da giugno a settembre, epoca del freddo nelle montagne e delle pioggie nell'altipiano, non una goccia d'acqua cade verso la costa, ed il motivo si è che essendo allora quest'ultima regione enormemente riscaldata dal sole, la colonna d'aria che si eleva dal suolo impedisce alle nubi di condensarsi e di precipitarsi in pioggia. Da ottobre a marzo, invece, che la temperatura alla costa è molto meno elevata, le nubi trovano libera la loro via nell'atmosfera e portano il loro contingente a quelle desolate contrade.
L'attuale re è severo assai col suo popolo, e non transige sulle pene che devono infliggersi ai colpevoli, ma alieno dal trascendere ad atti brutali come la tradizione, o meglio l'uso impone, è sempre proclive a mitigare le condanne. Come esempio al popolo, i pretesi avvocati lo consigliano però spesso ad atti veramente barbari, pretendendo che l'Abissinese è tanto indifferente alla morte, e la affronta con tale coraggio e freddezza, che il condannarvelo non basta a trattenerlo dal commettere delle nefandità, e quindi per prevenirle è indispensabile commetterne altre che infiorino la condanna a morte dei più terribili tormenti.
Citerò, ad esempio, un fatto occorso or fa qualche anno: una banda di insorti che univa le due qualità di rivolta al Governo e di brigantaggio, fu sconfitta in un incontro e fatta prigioniera: per evitare un massacro e accappararsi l'affezione con un tratto di generosità, il re perdonò e diede piena libertà al grosso della comitiva, ma ai quattro capi si tagliarono i polpacci a sottili fette, come si trattasse di giambone, finchè si arrivò all'osso, poi si lasciarono a disanguare.
Così mi raccontava Naretti d'esser stato testimonio del seguente fatto avvenuto sulla piazza del mercato di Adua. Una donna aveva commessi delitti senza esempio e che sarebbe troppo lungo ripetere: si scavò una fossa, vi si seppellì la condannata, in posizione verticale, fino al petto, e i dettagli della freddezza con cui sopportò l'operazione, preparandosi alla tragica fine, sono cose da far rabbrividire, poi coram populo, con un grosso fucile le si diede l'ultimo colpo alla testa. Tutto il giorno stette così esposta, e la mattina dopo era ancora triste spettacolo, e per di più aveva una guancia rosa dalle jene nella notte.
E il pubblico assiste, si diverte, applaudisce a questi delitti ufficiali, e intanto pretende a dirsi cristiano.
Così le esecuzioni semplici del taglio della testa si fanno in luogo pubblico, come un duello fra un armato e un inerme, e spesso accade che fallendo almeno in parte il primo colpo, che le lame non sono delle più fine, nè delle più taglienti, si ha una vera lotta fra il carnefice e l'altro mezzo tagliuzzato, fra un circolo di curiosi.
Il venerdì 4 aprile corre la festa del Salvatore, per cui andiamo ad assistere alle grandi funzioni che si celebrano nella chiesa di questo nome.
Per vero dire il tintinnio dei turiboli e dei campanelli, il canto di una infinità di preti e inservienti, e il loro andirivieni continuo entro e fuori i diversi cerchi del santuario, mi hanno tanto sbalordito, che ben poco potei raccapezzare sull'ordine delle funzioni. Ho visto che si presentavano dei gran messali, in lingua del paese, ai preti che ne leggevano delle preghiere, rivolgendosi di quando in quando al pubblico in atto di benedire, ed ho ammirato alcune stupende e grandi croci in argento, dei bornus in seta azzurra ricamati a colori e adorni di originalissimi ornamenti d'argento, portati dai sacerdoti: dei baldacchini in forma d'ombrello in stoffe damascate pure con ornati
in argento, e un originale berretto portato dai chierici, costituito da un cerchio d'argento che abbraccia la testa, finito a visiera, portante alcune fettucce d'argento che si raccolgono al vertice, sormontato da una palla adorna di piccoli campanelli e di una croce pure in argento.