Io non voglio con questo portare uno scoraggiamento, nè
pretendere che l'Abissinia sia un paese che non merita considerazione dal lato commerciale. Tutt'altro, ma ripeto non hanno a farsi illusioni, che dall'oggi al domani se ne possano succhiare ingenti ricchezze. Queste vi stanno, ma per arrivarvi è necessario studii, esperienza e tempo: un avvenire per chi vi vuol dedicare le proprie fatiche ci deve essere certamente, ma non bisogna pretendere di raccogliere dei frutti prematuri, e accontentarsi di seminare quello che può preparare ai nostri nipoti abbondante raccolto, e per questo è doppiamente benemerito chi vi si dedica con proprio disinteresse, ma colla fiducia di un bene futuro per la propria causa e pel proprio paese.
Potrei citare esempii che avvalorano queste mie considerazioni, ma ne risparmio la lungaggine, confidando che il tempo verrà a confermarle, ed ho già la soddisfazione di averne una prova nella condotta che si è prefissa il nostro Comitato di esplorazione commerciale, composto tutto di persone, che oltre il sapere posseggono l'arditezza accompagnata dalla prudenza necessaria in queste imprese.
Il nostro compagno Bianchi, giovane serio ed esperto, rimasto all'interno, potrà studiar meglio il paese e fare un rapporto in proposito assai più profondo e ponderato. Porteranno forse le sue considerazioni a conclusioni opposte alle mie, e allora al frutto della sua esperienza e de' suoi studii, non oserò certo opporre queste semplici osservazioni che impallidiranno dinnanzi alla sua autorità.
Proseguiamo intanto per la nostra via, chè ben ansiosi siamo noi di raggiungere la costa, e non meno desideroso sarà il lettore di ultimare queste pagine.
In direzione nord-est, correndo nel fondo di larghe vallate o sulla costa di alture, percorriamo un cammino continuamente tortuoso per evitare monti che a picco isolatamente si elevano dal suolo. Dopo sei ore raggiungiamo Ghedano Mariam e mettiamo
l'accampamento vicino al suo, presso il villaggio di Magara Tamri, a 2100 metri d'elevazione. Il terreno è verdeggiante e sparso di acacie, euforbie e cespugli.
Il giorno 15 lasciamo la via diretta di Gura per piegare più ad est e avvicinarci al campo di ras Alula. Ci portiamo su un vasto altipiano che attraversiamo in direzione quasi nord, poi scendiamo in un profondo burrone che da questo lato lo limita, per risalire dal versante opposto e proseguire di altura in altura, finchè mettiamo il campo con Ghedano Mariam, in compagnia del quale abbiamo fatto cammino. Altezza 2050 metri.
Attraversiamo il giorno dopo un vastissimo vallone per poi sorpassare, se così può esprimersi, una distesa di alture verdeggianti, ma spopolate, e fermarci presso un torrente che scorre a 1680 metri. Da questa via passò or fa qualche giorno ras Alula col suo corpo d'esercito, e passando riscuote imposte, infligge pagamenti di multe per mancanze commesse e pretende il mantenimento per tutto il suo seguito, senza contare che tutti i soldati poi entrano nelle case e si impossessano di quanto trovano, spadroneggiando da veri briganti. Per questo all'avvicinarsi delle truppe, tutti i contadini colle loro famiglie, le loro scorte ed il bestiame si ritirano nelle montagne e vi stanno nascosti, per cui troviamo tutti i villaggi spopolati e deserti, le abitazioni completamente vuote, e anche i nostri stomachi risentono di questa mancanza di abitanti, troppo giustificata, del resto, per non trovarla perfettamente giusta, malgrado le privazioni che ci apporta. Con una piccola provvista di farina e miele, noi ce la passiamo ancora discretamente, ma pei poveri servi manca letteralmente di che far tacere le domande dello stomaco, e sono ammirabili come sopportano il digiuno, lavorando sempre e lamentandosi mai.
Il 17 partiamo prima di giorno, percorrendo un altipiano sparso di immensi massi prismatici di roccia nuda rossastra. Curiose