Amo le nubi.... le nubi che passano.... laggiù.... le nubi meravigliose!
La composizione intitolata La Soupe et les Nuages, secondo ogni apparenza fu fatta per dimostrare che il poeta sa restare incomprensibile persino alla donna amata. Eccola:
La mia cara pazzerella mi dava da desinare, e, attraverso la finestra spalancata della sala da pranzo, io contemplavo le mobili architetture che Dio fabbrica coi vapori, le costruzioni meravigliose dell’impalpabile. E dicevo a me stesso durante la mia contemplazione: “Tutte queste fantasmagorie sono belle quasi come gli occhi della mia bella dama, la pazzerella mostruosa dagli occhi verdi.„
A un tratto ricevetti un forte pugno nella schiena e udii una voce roca e graziosa, una voce isterica e come velata per l’acquavite, la voce della mia cara piccola adorata, che mi diceva: “Volete o non volete mangiare la minestra, sudic.... d’un mercante di nuvoli?„
Per quanto sia ricercato lo stile di questo frammento con un po’ di buona volontà si può ancora indovinare ciò che volle esprimere l’autore; ma ve n’ha di quelli che sono assolutamente incomprensibili, almeno per me. Adduco per esempio il Galant tireur, del quale mi sfugge affatto il senso:
Mentre la carrozza traversava il bosco, egli la fece fermare presso a un tiro a segno, dicendo che aveva gusto di tirare qualche palla per ammazzare il tempo.
Ammazzare quel mostro, non è forse l’occupazione più comune e più legittima di ciascuno? E da buon cavaliere offerse la mano alla sua cara, deliziosa, esecrabile moglie, alla quale è debitore di tanti piaceri, di tanti dolori e fors’anco d’una gran parte del suo talento.
Parecchie palle fallirono il segno; anzi una andò a ficcarsi nel soffitto; e poichè quella graziosa creatura rideva pazzamente dell’incapacità di suo marito, questi si voltò bruscamente verso di lei, e le disse: “Guardate laggiù a destra quella bambola che ha il naso per aria, e una cera così orgogliosa. Ebbene, angelo caro, mi figuro che siate voi„. E chiuse gli occhi, e fece scattare il grilletto. La bambola fu decapitata di netto.
Allora egli facendo un inchino alla sua cara, deliziosa, esecrabile moglie, alla sua Musa inevitabile e inesorabile, e baciandole rispettosamente la mano, soggiunse: “Angelo caro, quanto vi ringrazio della mia abilità!„
I parti poetici dell’altro (grande poeta), il Verlaine, non sono meno affettati e incomprensibili. Udite la prima poesia della raccolta intitolata Ariettes oubliées: