Io non pretendo che i giovani d’ingegno non debbano conoscere i metodi delle varie arti, quali furono elaborati dai grandi artisti prima di loro. Ma per insegnarli loro, basterebbe che in tutte le scuole elementari si creassero dei corsi di disegno e di musica, uscendo dai quali i giovani di buona vocazione potrebbero perfezionarsi con piena indipendenza nella pratica della loro arte.

E non resta meno assodato che queste tre cose: il professionismo degli artisti, la critica, e l’insegnamento delle arti ebbero per risultato di rendere oramai la maggior parte degli uomini incapaci persino di capire che cosa sia l’arte, e li prepararono così ad accettare come arte le contraffazioni più grossolane.

Capitolo XII. L’opera di Wagner, modello perfetto della contraffazione dell’arte.

Se vogliamo vedere fino a che punto gli uomini del nostro tempo e della nostra società abbiano perduto la facoltà di sentire l’arte vera e si siano abituati ad accettare come arte cose che non hanno nulla da vedere coll’arte, nessun esempio potrà mostrarcelo meglio che l’opera di Riccardo Wagner, in cui non solo la Germania, ma eziandio la Francia e l’Inghilterra pretendono oggi di scoprire l’arte più elevata e la più ricca di nuovi orizzonti.

Il pensiero fondamentale di Wagner fu questo, come tutti sanno, che la musica deve far corpo colla poesia, esprimere tutte le sfumature d’un’opera poetica. È un’idea, che egli ha pure sempre esagerato, ma che anche nel suo principio è assolutamente falsa, poichè ciascuna delle arti ha il suo territorio determinato, distinto dal territorio delle altre arti; e se la manifestazione di due arti differenti si trova riunita in un solo lavoro, come è il caso per l’opera in musica, una delle due deve di necessità essere sacrificata all’altra.

L’unione del dramma e della musica, inventata nel secolo XVI da Italiani che pensavano di richiamar in vita l’antico dramma greco, non ha mai attecchito se non presso le classi superiori, e anche solo quando qualche musicista di talento, Mozart, Weber, Rossini, prendendo le mosse da un soggetto drammatico, s’abbandonò tuttavia liberamente alla sua inspirazione, e subordinò il testo alla musica. Nelle opere di questi maestri, la sola cosa importante per l’uditore era la musica scritta sopra un certo testo, non già il testo stesso; questo poteva spingersi fino all’assurdo, come, ad esempio, nel Flauto magico, senza impedire alla musica di produrre un’impressione artistica.

È questo appunto che il Wagner sognò di correggere, unendo più intimamente la musica e la poesia. Ma l’arte musicale non saprebbe sottomettersi all’arte drammatica senza perdere il suo significato proprio, poichè ogni opera d’arte, se è buona, è l’espressione del sentimento intimo dell’artista, d’un sentimento affatto eccezionale, e che non trova la sua espressione se non in una forma speciale; dimodochè pretendere che una produzione d’una certa arte faccia corpo colla produzione d’un’altra è pretendere l’impossibile. Infatti è domandare che due opere di dominii artistici differenti siano, da un lato, eccezionali, senza rassomiglianza con chicchessia, e che ciononostante coincidano e possano unirsi a formare un tutto.

Ciò è tanto impossibile, quanto è di trovare due uomini, o anche due foglie sopra un albero, che si rassomiglino perfettamente. E se due opere artistiche coincidono rispettivamente, egli avviene o perchè l’una è un’opera d’arte vera e l’altra una contraffazione, o perchè tutte e due sono contraffazioni. Due foglie naturali non possono essere esattamente simili, ma possono esser tali due foglie artificiali. Lo stesso è delle opere d’arte.

Se la poesia e la musica possono trovarsi accoppiate, come avviene per gl’inni e le canzoni, il loro accoppiamento non è mai un’unione vera, e il centro di gravità si trova sempre nell’una delle due, talchè è soltanto l’una o l’altra che produce l’impressione artistica.

Ma c’è di più. Una delle condizioni essenziali della creazione artistica è la libertà assoluta dell’artista, la sua indipendenza da ogni vincolo esteriore. E la necessità d’adattare un lavoro musicale a un lavoro d’un’altra arte costituisce un vincolo esteriore di tal fatta, bastante a sopprimere ogni possibilità di creazione artistica.