Anzi la difficoltà dì distinguere le opere dell’arte vera oggigiorno si trova accresciuta dal fatto che la qualità esteriore del lavoro nelle false opere d’arte non solo non è peggiore, ma spesso è anche migliore che nelle vere; poichè la contraffazione produce spesso più effetto che l’arte vera, e i suoi soggetti sono più interessanti. Come riconoscere dunque l’arte vera dalla falsa? Come distinguere da un milione d’opere fatte apposta per imitare un’opera che non se ne distingue per la forma esteriore?


Per un uomo il gusto del quale non fosse pervertito ciò sarebbe facile, come per un animale il cui olfatto non è pervertito è facile il seguire la traccia che segue in mezzo a cento altre nel bosco. L’animale trova infallibilmente la sua traccia. E l’uomo farebbe lo stesso se le sue qualità naturali non fossero state pervertite. Troverebbe infallibilmente, in mezzo a migliaia d’oggetti, la sola opera d’un’arte vera, cioè quella che gli comunica dei sentimenti particolari e nuovi. Ma ciò non vale per coloro il cui gusto è stato pervertito dall’educazione e dal genere di vita. In uomini siffatti il potere naturale d’essere commosso da un’opera d’arte è atrofizzato, e nel valore che danno alle opere d’arte sono costretti a lasciarsi guidare dalla discussione e dallo studio, che finiscono entrambi per fuorviarli. E così accade che la maggior parte degli uomini nella nostra società sono assolutamente incapaci di distinguere un’opera d’arte dalla sua contraffazione più grossolana. Costoro si condannano a rimaner seduti per delle ore intiere nei teatri a sentire i lavori di Ibsen, di Maeterlinck, di Hauptmann o di Wagner; si credono in dovere di leggere dalla prima riga all’ultima i romanzi dello Zola, del Huysmans, del Bourget o del Kipling, di guardar dei quadri rappresentanti o delle cose incomprensibili, o delle cose che possono vedere assai meglio nella vita reale; e sopratutto considerano come loro obbligo d’andar in estasi per tutta quella roba, pensando che sia dell’arte, mentre nel medesimo istante delle opere d’arte vera ispireranno loro un profondo disprezzo, perchè nei loro circoli quelle opere non sono messe sulla lista delle opere d’arte.

E così, per quanto ciò possa parere strano, io sostengo che tra gli uomini della nostra società, alcuni dei quali scrivono dei versi, dei romanzi, delle opere, delle sinfonie, dipingono dei quadri e scolpiscono delle statue, e discutono, condannano, esaltano le loro produzioni a vicenda, sostengo che tra tutti costoro ce n’è appena uno su cento che conosca il sentimento prodotto da un’opera d’arte e distingua questo sentimento dalle diverse forme del divertimento e dell’eccitazione nervosa che ai nostri tempi passano per forme dell’arte.

Capitolo XIV. Il contagio artistico, criterio dell’arte vera.

Eppure c’è un segno certo e infallibile per distinguere l’arte vera dalle sue contraffazioni; ed è ciò che io chiamo il contagio artistico. Se un uomo senza alcun sforzo da parte sua dinanzi all’opera d’un altro uomo, prova un’emozione che lo unisce a questo e ad altri ancora ricevendo contemporaneamente la stessa impressione, ciò significa che l’opera dinanzi a cui si trova è un’opera d’arte. E un’opera può essere quanto vuole bella, poetica, ricca d’effetti e interessante, ma non è un’opera d’arte se non desta in noi quell’emozione tutta particolare, la gioia di sentirci in comunione d’arte coll’autore e cogli altri uomini in compagnia dei quali noi leggiamo, vediamo, sentiamo l’opera in questione.

Certamente questo è un segno affatto interiore; e certamente le persone che non hanno mai provato l’impressione prodotta da un’opera d’arte potranno imaginarsi che il divertimento e l’eccitazione nervosa provocati in loro dalle contraffazioni dell’arte costituiscano delle impressioni artistiche. Ma queste persone sono come gli affetti da daltonismo, ai quali nulla può far credere che il verde non è il rosso. E all’infuori di esse per ogni persona che non sia di gusto pervertito e atrofizzato, il segno che ho detto conserva il suo pieno valore e permette di distinguere nettamente l’impressione artistica da tutte le altre. La particolarità principale di questa impressione sta in ciò, che l’uomo che la riceve si trova per così dire confuso coll’artista. Gli pare che i sentimenti che gli sono trasmessi non provengano da un’altra persona, ma da sè stesso, e che tutto ciò che l’artista esprime, egli stesso avrebbe voluto esprimerlo da un pezzo. La vera opera d’arte ha per effetto di sopprimere la distinzione tra la persona a cui è indirizzata e l’artista, come pure tra questa persona e tutte le altre a cui è indirizzata la stessa opera d’arte. Ed è appunto in questa soppressione d’ogni barriera tra gli uomini, in questa unione del pubblico coll’artista che sta la virtù principale dell’arte.

Proviamo noi codesto sentimento in presenza d’un’opera? Vuol dire che l’opera è vera arte. Non lo proviamo, e non ci sentiamo uniti coll’autore e cogli altri uomini a cui l’opera è indirizzata? Vuol dire che in quest’opera non c’è arte. E non solo il potere del contagio è il segno infallibile dell’arte, ma il grado di questo contagio è l’unica misura dell’eccellenza artistica. Più è forte il contagio, e più l’arte è vera, in quanto sia arte, indipendentemente dal contenuto, cioè dal valore dei sentimenti che ci trasmette.

E il grado del contagio dell’arte dipende da tre condizioni: 1.º dalla maggiore o minore singolarità, originalità e novità dei sentimenti espressi; 2.º dalla maggiore o minor chiarezza con cui sono espressi; 3.º finalmente dalla sincerità dell’artista, cioè dall’intensità più o meno grande colla quale prova egli stesso i sentimenti che esprime.

Quanto più i sentimenti sono singolari e nuovi, tanto più agiscono su colui al quale si trasmettono. Costui riceve un’impressione tanto più viva, quanto è più singolare e nuovo lo stato d’animo in cui si trova trasportato.