Un giovine, roseo, dai capelli neri dritti e dal naso greco, si volse, guardò Giacobbe, e vedendolo vestito a nuovo, pulito, trionfante, sorrise malignamente.

— Ecco, — disse, — credo che prete Elias abbia detto che l'altro prete ora fa il panegirico.

— L'hai sentito tu? — chiese il vecchio irritato.

— Io non ho udito niente.

Giacobbe andò avanti, ficcandosi fra gli uomini, che si voltavano a guardarlo. Improvvisamente un gran silenzio si fece nella folla: gli uomini si ritirarono verso le pareti; le donne sedettero per terra. E nel mezzo della chiesa, nel fiume di luce perlata che la attraversava, apparve una specie di letto di legno azzurro, vigilato da quattro angioletti rosei con le ali verdi che parevano quattro farfalle. Entro questo letto, sopra cuscini di broccato, posava distesa una piccola Madonna con gli occhi chiusi. Anelli d'oro, orecchini e collane brillavano sul suo vestito di raso bianco. Era l'Assunta.

Sul pulpito apparve il visetto bronzino e furbo del piccolo prete. Giacobbe Dejas lo guardò fisso, poi si volse di fianco, parando l'orecchio destro per sentir meglio.

— Abitanti di Orlei, fratelli e sorelle, — disse una voce infantile ma sonora, — chiamato a farvi un piccolo discorso in questo giorno solenne, io...

A Giacobbe piacque questo esordio, ma siccome ci sentiva benissimo anche senza parar l'orecchio, tornò a voltarsi e cominciò a esaminar la gente ed a parlare fra sè, pur non perdendo una parola della predica.

— Ecco là Isidoro Pane; che il diavolo gli tiri le orecchie, è vestito di nuovo anche lui. Che pensi ad ammogliarsi anch'egli? Eh, oh! Quel giovinetto rosso, là in fondo, ha riso di me, vedendomi allegro e vestito di nuovo, perchè si dice che io voglia prender moglie. Ebbene, e se la voglio prendere? Che vi importa, cani rognosi? Non la posso prendere? Ho una casa, ora, e del bestiame[7]. Ed anche voi avete del bestiame, ma soltanto in testa. Eh, eh! Mia sorella morrà senza eredi, che Dio la benedica, eccola là; è piccola e rosea e lucente come una pupattola. Chi direbbe che è più vecchia di me? Essa vuole che io mi ammogli. Sta benissimo, mi ammoglierò; ma con chi? Io sono di difficile contentatura; eppoi ho paura. Ho paura, ho paura, con questa nuova legge; che il diavolo vi scortichi, uomini della giustizia, chi oramai si può più fidare nel mondo? — Ecco là il mio giovine padrone, eccolo là, col suo viso di peccato mortale. Che viene a fare qui? Perchè non lo bastonano? Perchè non lo cacciano via come un cane? Ed anche quell'uccello rapace di sua madre, la vecchia cavalla, è lì, è lì! Perchè non li cacciano via?

« — Ah, — pensò poi, — è giusto; se si dovessero cacciar via tutti coloro che hanno peccato, la chiesa resterebbe vuota. Ma quelli lì! Ah, quelli lì! Io li odio, io li bastonerei a sangue. Eppure io non sono cattivo, ecco, oggi son tornato tardi perchè prima ho riparato i danni che l'acquazzone di ieri sera ha recato all'ovile. Poi son tornato: trovo Giovanna che prepara il pranzo: è sporca, sofferente, melanconica. Per lei non c'è festa. Madre e figlio sono usciti: ella, la serva, rimane in casa e lavora. Ben ti sta, crepa, donna perduta! Eppure mi fa pietà quella donna, ecco, che Dio mi assista, mi fa pietà. Io le ho detto delle male parole: ella non rispose. Eppure, dopo tutto, ella è la padrona ed io il servo. Uccellino di primavera, che colpa ne ho io se ti insulto? Non ti posso vedere, eppure mi fai pietà, ecco tutto. Oh, ascoltiamo ciò che predica questo prete che sembra un passero. Sì, un passero che canta sul nido, eccolo là».