— Egli canta le laudi di San Costantino, quelle che gli diede il Santo in riva al fiume... ah, ah, eh! — disse Brontu raggiungendola. — È matto quel vecchio.
Ella sapeva chi aveva composto quelle laudi, e si sentì triste e irritata. Brontu la riprese sotto braccio, e ricominciò a raccontare frottole ed a scherzare: era di buon umore, ma doveva rider da solo perchè Giovanna taceva costantemente.
Qualche persona che li vide passare, udendo gli scherzi ed il riso di Brontu, pensò che, dopo tutto, Giovanna era una donna ben fortunata. Ed ella intanto pensava a Costantino.
XII.
L'indomani verso le dieci cominciarono in chiesa le funzioni religiose. Cominciavano così tardi perchè s'era dovuto aspettare l'arrivo di un giovine sacerdote nuorese, amico di prete Elias, che veniva per fare, gratis, un panegirico al popolo di Orlei. Questo panegirico costituiva un grande avvenimento: quindi alle dieci la chiesetta era già gremita di folla variopinta. Già la chiesa per sè stessa vibrava dei più vivi colori: fascie d'un turchino stridente solcavano le pareti rosee; il pulpito era in legno giallo, i santi, dalle nicchie rosee, splendevano biondi e rossi come santi teutonici. Soltanto San Costantino, il santo Protettore, vestito da guerriero, aveva un viso bruno e severo; e nel paese esisteva la leggenda che quest'antica statua, alla quale si attribuivano dei miracoli, era stata scolpita da San Nicodemo.
Dalla porta spalancata su uno sfondo d'azzurro abbagliante penetrava un torrente di luce violenta che passava sulla folla inondandola di pulviscolo luminoso. In fondo l'altare restava quasi buio, nonostante un'M di ceri ardenti, le cui fiammelle immobili parevano freccie d'oro sorgenti da bastoni di legno bianco. Prete Elias celebrava la messa; ed il suo piccolo amico, in camice di merletto, e con un visetto bruno da bambino furbo, cantava a gola spiegata. Il popolo si meravigliava che il piccolo prete cantasse pur dovendo far la predica; molti erano venuti apposta per sentirlo, e tutti, poi, a dir la verità, ascoltavano la messa con poca divozione, chiacchierando e guardandosi curiosamente a vicenda. Bisogna però aggiungere che un caldo soffocante e innumerevoli invisibili insetti molestavano la folla. Ad un tratto prete Elias, dopo aver cantato il Vangelo, volse al popolo il viso pallido e tranquillo, e le sue labbra si mossero.
Giusto in quel momento apparve sull'azzurro fiammante della porta la figura di Giacobbe Dejas. Il suo viso satirico aveva un'aria trionfante.
Vedendo che il sacerdote parlava, il servo si fermò sul limitare della porta, con la lunga berretta nera fra le mani; ma non udì niente. Allora si avanzò e domandò a bassa voce ad un vecchio dalla barba gialla:
— Cosa ha detto?
— Io non ho sentito, — rispose il vecchio irritato. — Fanno chiasso come si trovassero in piazza.