— Tu leggi romanzi, non è vero?
— Io no, — diss'ella arrossendo.
— Ed io ti dico che se ti trovo io, leggendo certi libri, te li scaravento sul capo...
Le labbra di lei tremarono: per nascondere il suo pianto s'alzò ed uscì fuori, e sentì che i fratellini litigavano ancora a proposito del portamonete col papa.
— In quanto a rubare, — diceva il bambino, — tu stai zitta, perchè tu con quell'altra che è lì, quella pertica, oggi voi avete venduto del vino e vi siete tenute i soldi...
— Ah, bugiardo! — disse Grazia andandogli sopra, e lo picchiò mentre piangeva amaramente.
Intorno cantavano i grilli; il cavallo ruminava sbattendo la zampa sul selciato, le stelle piovevano un barlume latteo sul cortile caldo e fragrante di fieno secco.
— Essa è una povera orfana, non maltrattarla, — diceva zia Porredda a suo figlio, difendendo Grazia, (i tre ragazzi erano figli del figlio maggiore dei Porru, ricco pastore, e di una giovane morta un anno prima) — e se vuol leggere lasciala leggere.
— Sì, lasciala leggere! — affermò solennemente zio Efes Maria. — Ah, perchè non lasciarono leggere anche me quando era giovinetto? Sarei diventato astronomo, istruito come un prete.
Astronomo, per zio Efes Maria, era uomo coltissimo, savissimo, come a dire filosofo.