Altro che pazienza! Egli era commosso fino alle lagrime; la prese per mano, la condusse entro la capanna. Giacobbe capì che non poteva prender parte al colloquio e ritornò dietro la capanna, tendendo l'orecchio, aggirandosi intorno a sè stesso come una belva rinchiusa.

Non udì nulla. D'altronde il colloquio fu breve e zia Bachisia non volle neppure sedersi. Diceva di essersi smarrita, in cerca dell'ovile di Brontu, e che Giovanna doveva aspettarla ansiosamente, credendo che fosse andata nei campi per cogliere erbe mangerecce. Pur troppo, sì, erano costrette a vivere di erbe, tanto la povertà le stringeva; e zia Bachisia veniva per chiedere a Brontu dei denari in prestito. Sì, Dio sia lodato, in prestito. Se non potevano restituirglieli, ella e Giovanna avrebbero lavorato per conto dei Dejas fino a scontare il debito. Erano più mesi che non pagavano il fitto di casa, della casa loro, e l'avvocato minacciava di sfrattarle.

— Dove andremo noi, Brontu Dejas, — diceva zia Bachisia, giungendo le mani adunche e gialle, — pensa dove andremo noi, Brontu, anima mia!

Egli si sentiva tremare il petto; avrebbe voluto abbracciare la vecchia e gridarle: — Verrete a casa mia! — ma non osava.

Egli non aveva denari con sè, ma decise di ritornare subito in paese, tanto più che voleva accompagnare la vecchia; e uscito fuori gridò a Giacobbe di sellargli il cavallo.

— Che è accaduto? — chiese il servo. — È morta tua madre, Dio l'abbia in gloria?

— No, — rispose Brontu, senza alterarsi, — non è accaduto nulla che t'importi.

Giacobbe cominciò a sellare il cavallo, mentre smaniava dalla curiosità di sapere perchè zia Bachisia era venuta e perchè Brontu tornava in paese.

— Che ella voglia del denaro? Egli non ne ha qui, e ritorna per procurarselo e darglielo. — Senti, Brontu? — chiamò, e quando l'altro gli fu vicino gli disse:

— Se quella donna vuole del denaro e tu qui non ne hai, te lo do io...