Si alzò e si vestì sospirando. Il suo compagno di destra cessò di russare, aprì un occhio velato e stette a guardare Costantino come se non lo riconoscesse. Poi richiuse l'occhio.
— Ti senti male? — chiese, udendo Costantino sospirare. — Ah, è vero, tu hai il bambino malato. Perchè non lo dici al Direttore?
— Perchè devo dirlo al Direttore? Egli mi metterebbe in cella, ecco tutto, se sapesse che ricevo notizie così.
— Ed a pane e pollastro — disse una voce ironica. Voleva dire a pane ed acqua.
Un altro rise. Costantino sentì tutta l'indifferenza di quelli uomini tra cui viveva, e gli parve di esser solo, smarrito in un deserto ardente, dall'aria nauseabonda.
Andò al lavoro, aspettando con ansia l'ora dell'aria per poter parlare col re di picche. Quell'uomo grasso e giallo, che egli non stimava per nulla, gli era tuttavia indispensabile. Era il suo solo conforto. Egli solo lo capiva, lo compassionava, lo aiutava. Si faceva pagare, è vero, ma che importava? Ciò non toglieva ch'egli fosse indispensabile a molti condannati, e specialmente al suo compatriota, il quale pensava già con egoistico dolore all'ora in cui il re di picche, scontati i suoi anni di pena, se ne sarebbe andato.
Quel giorno fu introdotto nella camerata dei calzolai un nuovo condannato, un settentrionale sottile e lungo, dal viso grigio tutto rugoso e due piccoli occhi bianchi. Era di un'età indecifrabile, ma i compagni risero quando egli disse di avere ventidue anni. Subito si lamentò del caldo e della puzza di pece che ammorbava l'aria.
Ah, egli non era un ciabattino, no. Era figlio unico d'un ricco negoziante di scarpe all'ingrosso: infine anch'egli era un signore. E subito cominciò a raccontar la sua storia dolorosa: aveva ucciso un suo rivale in amore; era stato provocato e gli aveva sparato addosso; null'altro. La donna, causa prima del delitto, era malata di petto ed ora, per il dolore, moriva. Moriva; null'altro. Ah, c'era poi questo, che il condannato aveva lasciato un figlio, un bambino di pochi anni, suo e della donna malata. Se ella moriva, il bimbo restava orfano e derelitto.
Costantino trasalì, non perchè il racconto del condannato lo commovesse, ma perchè quel bambino e quella donna gli ricordavano Giovanna e Malthineddu ammalato.
Il nuovo venuto, che subito aveva cominciato a lavorar destramente tagliando un paio di suole, taceva finalmente, a capo chino, intento al lavoro, col labbro inferiore scosso da un tremito, come i bambini che stanno per piangere. Costantino lo vide e pensò che quell'uomo doveva soffrire assai. Ma come gli altri restavano indifferenti al suo dolore, così egli non poteva prendere parte al dolore altrui. Soltanto si sentì ancora più triste, più smanioso di uscire.