L'altro rileggeva attentamente la lettera.
— Io lo faccio; e questo è niente. Quando sarò libero, se le persone influenti di cui dispongo non mi faranno rimettere al mio posto, conto di occuparmi appunto della corrispondenza clandestina di tutti i condannati d'Italia. Una specie di agenzia...
— Non tarderete a ritornar qui...
— Eh! Eh! farò le cose a dovere: agenzia segreta, caro amico. E poi...
— Le grazie anche! — disse l'altro, ripiegando la lettera. — Perchè lusingate così questi poveri disgraziati?
— Le grazie anche! — rispose freddamente il Burrai. — Ebbene, anche fosse soltanto una lusinga, se è loro di conforto, non è opera buona? Che altro abbiamo noi se non la speranza?
— Allora, — disse l'altro, con voce raddolcita, — fatemi il piacere di non tormentare oltre quel povero ragazzo: fatelo piuttosto sperare; altrimenti finirà con l'ammalarsi.
L'ex-maresciallo promise, ma a malincuore. Ah, quel metodo non gli sembrava buono.
— Egli morrà d'un colpo, in fede mia! — pensava. — Oh, verrà la primavera! Oh, allora si vedrà se chi conosce il mondo ha o no ragione. — E si metteva una mano sul petto.
Quando si incontrarono, Costantino gli chiese sorridendo se aveva visto su preideru (il prete) come fra loro chiamavano il cappellano, e cosa gli aveva detto. L'ex-maresciallo stava appoggiato al muro scuro ed umido, con le mani sulla schiena, ed imprecava in sardo, a bassa voce, non si sa contro chi.