Seguiva un'aggiunta scritta dalla mano di Girolamo Martini nei termini che seguono:

«Se crede di volere cambiare venga da me nella giornata, che si combinerà tutto. Gradisca i miei ossequi, e li faccia gradire.»

La solita imperturbabile tranquillità del bravo Martini in faccia agli ostacoli traspariva dalle poche righe aggiunte alla lettera tanto significante di Angiolo Guelfi. Questi aveva trovato un ostacolo nell'esecuzione dei suoi disegni, e ne dava avviso col ritorno del baroccino, avvertendo in pari tempo che la sua lontananza sarebbe più lunga di quanto si era proposto. Il Serafini, trepidante per il buon esito dell'impresa, ne parlò al Generale, domandandogli il suo volere in faccia a questo inopinato ritardo. E il Generale calmo e sorridente rispondeva alle premure dell'ottimo Serafini: «Dolergli e molto dei gravi rischi che i suoi bravi amici andavano ad incontrare per lui; quanto a sè non si dassero pensiero;» e come erano sulla loggia della casa posta ad altezza non indifferente dalla sottoposta vallata gli diceva: «Vedete, tanto lo scalare questa vostra loggia, quanto lo scenderne, è per noi due cosa facile.» Opinò infine il Generale doversi aspettare l'esito delle pratiche, fiducioso di quanto andava facendo il Guelfi in Maremma, quindi fu deciso di nulla innovare.

Passò così il 29, e la mattina del 30 il Serafini, insofferente della mancanza di notizie del Guelfi, che a lui pareva prolungata, ed era naturalissima, mandò un espresso al Bagno per sapere qualche nuova dal Martini. Ma il Martini ne sapeva quanto lui, e gli rispondeva sempre calmo, sempre prudente con la seguente lettera senza data, senza firma, senza indirizzo:

«Pregiatissimo,

«Non essendo qua l'amico non posso dirgli niente, ma subito che tornerà che spero sarà in questa mattina, spedirò persona costà e lo renderò inteso di tutto; mi creda.

«Suo

E il ritorno tanto desiderato del Guelfi avvenne infatti la mattina del 30, come col suo animo calmo lo avea previsto il Martini.

Diremo ora della gita di Angiolo Guelfi in Maremma, ma a spiegazione dei timori del Serafini, e del rifiuto del Guelfi a portare seco i due profughi, accenneremo come pochi giorni avanti, mentre attendeva esso nel piano di Scarlino alla direzione della sua azienda, venne a trovarlo Olivo Pina, quello stesso che vedremo poi accompagnare Garibaldi al mare, e gli disse come essendo andato per affari suoi a Massa Marittima, aveva incontrato Giovanni Fabbri e Giuseppe Lapini ambedue autorevoli ed onesti cittadini, ma non malevisi dal restaurato governo lorenese, i quali, come amici di Angiolo Guelfi, cercavano appunto occasione segreta e sicura per fargli sapere che non si presentasse nè a Massa nè a Scarlino, perchè era a loro certa cognizione, avere le autorità locali ordine di procedere in tal caso al di lui arresto. All'annunzio di questa nuova persecuzione aveva il Guelfi domandato fra il serio ed il faceto, dove dovesse dunque andare, poi facendo di necessità virtù, si ritirò nelle vicinanze del Morbo, un poco riparandosi presso gli amici suoi Bruscolini di Castelnuovo, un poco presso l'amico e parente Cammillo Serafini a San Dalmazio, e così si conduceva, incerto sempre del domani, tantochè credè bene stare lontano anche dalla famiglia che teneva allora a Laiatico, per risparmiare il possibile dolore di un suo arresto sotto gli occhi dei suoi cari. Era insomma il Guelfi un perseguitato, che si era assunto di aiutare altri più perseguitati di lui. Nè poteva delegare ad alcuno la missione sua, perchè difficile sarebbe stato il trovare chi al pari di lui avesse autorità e fiducia insieme sui patriotti di Massa, di Scarlino e di Follonica, tutti indispensabili col concorso loro alla buona riuscita dell'impresa. Ora per organizzare il passaggio e il salvamento per la via di mare, era necessario non solo aggirarsi pei due luoghi proibiti, Massa e Scarlino, ma occorreva altresì in quei tempi di sospetti e di arbitrii, avere rapporti coi più caldi repubblicani, che erano a lor volta i più perseguitati e i più sorvegliati. Ecco dunque perchè il Serafini, che bene sapeva lo stato del Guelfi, temeva tanto del buon esito dell'impresa; ecco perchè il Guelfi stesso rifiutò con dolore la richiesta del Generale di averlo a compagno, ecco perchè lo troveremo sempre in luogo diverso dal Generale.