Quivi egli diede prove di carattere saldo e di valentìa negli affari di stato, mantenendo in fede il Lusignano, che per ambizione di regno era più tenero degli infedeli che dei cristiani, e provvedendo col generale Mocenigo in aiuto del principe di Caramania.
Il quale, alleatosi alla repubblica fin dal 1464, avendo chiesto a Giosafat Barbaro, che trovavasi in Cipro, soccorso per ricuperare i castelli di Sighin, Kurku e Selefke, intorno ai quali stava il suo campo, ebbe dal Barbaro e dal Mocenigo la chiesta assistenza; perocchè, portatisi colla veneta armata alle marine, essi presero a viva forza Sighin ed ottennero a patti gli altri due castelli, che il Mocenigo[27] consegnò a Kasim beg fratello del Caramano, il quale ringraziatolo del possente aiuto, lo regalò di un leopardo e di un superbo destriero tutto addobbato con fornimenti d'argento[28].
Intanto Caterino Zeno non si stancava di eccitare la regina di Persia perchè persuadesse il marito a muovere la guerra a Mohammed, acerrimo nemico in particolare di lei, a cui avea fatta perire tutta la famiglia; per le quali persuasioni Uzunhasan, che era di già infiammato ad abbassare la potenza ottomana e ad innalzare la propria, scrisse al signore dei Georgiani che rompesse da quel lato la guerra[29], e mandò un oratore a Costantinopoli per chiedere Trebisonda ed i luoghi usurpati.
Questo oratore presentò al sultano, secondo il costume orientale, una mazza ed un sacco di miglio, per dimostrargli che il re della Persia avrebbe armato esercito potente e numerosissimo; ma il padishàh lo licenziava facendogli vedere a mangiare da poche galline quel miglio, e dicendogli: « Così i miei giannizzeri faranno cogli uomini del tuo signore, che sono soliti a guardar capre e non a guerreggiare[30] ».
Allora Uzunhasan rivolse ogni sua cura a raccogliere genti ed armi, e mandò notizia a Venezia della sua mossa, animando la repubblica a fare altrettanto dalla sua parte; con lettera recata da Sebastiano dei Crosecchieri cappellano di Caterino Zeno, nell'ottobre 1472[31].
Ai 15 di dicembre[32] lo Zeno partecipava le prime vittorie di Uzunhasan, che uditi i fatti della veneta armata sulle coste della Caramania, ancorchè non gli fossero ancora pervenuti i domandati sussidii, avea dato ordine di guerra, per nulla temendo i rigori della stagione e la mancanza di artiglierie.
Il veneto oratore seguì l'esercito persiano, e lo passò in rassegna prima che entrasse in campagna. Narra lo Zeno nella sua lettera del 9 ottobre 1472[33] che quello era composto di 100 mila cavalli, armati in parte alla maniera che usavasi in Italia, e in parte coperti da fortissimi cuoi atti a resistere ai grandi colpi. Gli uomini erano vestiti parte con corazzine dorate e maglie, e parte in seta. Aveano rotelle in luogo di scudi, e scimitarre.
Mentre l'esercito persiano dopo le prime vittorie attese nel verno a ristorarsi, Uzunhasan spedì un nuovo oratore a Venezia, il quale vi giunse per la via di Cipro nel mese di febbraio 1473, e recò la notizia della presa di Malatiah all'ovest dell'Eufrate, e dell'assedio di Bir[34].
Il serenissimo principe accolse il legato persiano con amorevolezza; si congratulò seco delle vittorie ottenute, esprimendo fiducia che il Barbaro si sarebbe recato quanto prima nella Persia colle bombarde, le spingarde, e coi maestri di artiglieria, spediti da quasi un anno. Ed egualmente scriveva ad Uzunhasan il 15 di febbraio[35], annunziandogli la venuta del Barbaro con efficaci sussidii, e l'ordine dato alla veneta armata di attaccare le coste, tostochè il di lui esercito si fosse a quelle avvicinato. Il Barbaro poi lo avvertiva da Colchos l'8 di giugno[36] di essere con potentissima armata e cogli ambasciatori del papa e del re Ferdinando ed agì Mohammed a di lui disposizione, e pronto ad attaccare la stessa Costantinopoli.