Di Vostra Serenità
Devotissimo Servitore
Fra Antonio di Fiandra Domenicano.
Stà a ss. Giovanni et Paolo.
Espositioni Secrete.
DOCUMENTO LI.
29 marzo 1649.
Serenissimo Principe,
Espedito che fui dalla Serenità Vostra con lettera ed ordini per la reale Maestà di Persia, per procurare da lui la guerra in Babilonia contro l'Ottomano, conforme alla mia promessa, con lui ho operato molto efficacemente si per l'ordine avuto da S. S. come da Vostra Serenità, ed anco per zelo della mia patria, che più caldamente mi ha spinto con ogni vigore e seguito durante il mio viaggio per Sorìa. Giunto in Aleppo mi sono infermato di grave malattia, che mi ha tenuto aggravato per lo spazio di mesi 5 con pericolo della vita; ma con l'aiuto del signore Iddio rilevatomi e convalescente ho seguito il mio viaggio e per nuova strada non frequentata mi sono condotto alle frontiere di Persia, con le mie robe per il presente, onde mi ha costato grande spesa, acciò non fossero aperte e vedute dette robe, e speso alla somma di 1430 reali da otto, a condurmi fino in Ispahan.
Ora entrato nella terra del detto rey, alle frontiere mi fu subito domandato dal duque di quelli paesi chi io era e di dove venivo e dove volevo passare, non essendo costume per tal strada simili persone e tali robe venire. Li risposi esser mandato di cristianità, da quattro monarchi potentissimi cristiani, con lettere dirette alla maestà di Persia, onde il detto le volse vedere. Io mostratele, mi fece grande onore, trattenendomi 3 giorni, e intanto espedita una staffetta al rey, dandole conto come un tale veniva con tali negozi, e di poi mi lasciò passare con una persona sua che mi accompagnerìa al detto rey, essendo così il costume. Però bisognò che io li fassi il suo presente, il quale fu alla somma di reali n. 350 tra lui e suoi grandi, perchè così è costume per tutta la Persia e Turchia a camminar con li presenti, come credo che la S. V. sarà bene informata di ogni cosa.
Seguitò il mio viaggio onde mi condussi in Ispahan, e per la nuova che era andata, me viene ad incontrar tutti li franchi che la estano, e mi condussero in città con molto onor. Onde il visir mi mandò il capo di mehemendar a dimandare se era vero che io avessi tali lettere e se avevo presenti para el rey. Io le risposi non aver cosa niuna mandata da niuno, ma avendo alcune galanterie io comperate per queste parti che gliele presenteria volentieri. Lui rispose che bene, e che sarebbe andato a dar nuova di tutto a detto granvisir. E così mi mandò subito il vitto della tavola del rey nelli vasi d'oro, per el spazio de 8 giorni; dapoi mandò reali 450 dicendomi che mi espesassi da me, e mi disse che mi mettessi in ordine che un di questi giorni sarebbe venuto a levar me all'udienza, e che preparassi il presente che avevo da fare al rey, e che facessi copiar le lettere che aveva da presentare in scritto persiano. Questo fu gran favore di Dio che el me ordinasse a me, perchè se le riceveva così e le avesse mandate ad altri franchi per interpretare, li erano tali che altro non desideravano perchè la coda di Francia arriva fin qui, e quelli che manco si estimano e che paiono sancti sono quelli che estano qui, para avvisar il tutto, come volevano fare volendo corrompere il mio mullà, sive escrivano persio, che li dasse le copie del tutto. Ma io accortomi, operai tanto sicuro e cauto che non hanno avuto il loro intento.