Il luogo del ricevimento fu un padiglione del magnifico palazzo detto Aptisti, che tenevasi per una delle meraviglie della Persia. Il padiglione giaceva nel mezzo di un giardino a trifoglio, con una rigogliosa fontana d'innanzi[49]. La loggia era decorata a grossi mosaici di varii colori; a mano sinistra sedeva il signore della Persia sopra un cuscino di broccato d'oro, con un altro simile dietro alle spalle, ed al suo lato stava un brocchiero alla moresca colla sua scimitarra. Uzunhasan ricevette il veneto ambasciatore, circondato dai grandi del suo regno, e mentre varii cantori facevano sentire dolci concenti, al suono di arpe, liuti, cembali e pive. Il giorno dopo mandò al Barbaro due vesti, uno sciallo di seta, una pezza di bambagio da mettere in capo, e ducati 20.
La relazione del viaggio di Giosafat Barbaro continua narrando i costumi, le ricchezze, il commercio, i prodotti della Persia confrontati con quelli d'Italia, e descrive l'esercito e la potenza di quel re. Dati questi importantissimi, ma che è inutile di ripetere, dacchè stanno pubblicati nelle sopracitate collezioni, insieme ad un'altra non meno interessante descrizione della Persia fatta da un mercante veneziano, che ivi dimorò intorno a quel tempo.
Circa l'esito della sua missione, il Barbaro dice: che quando arrivò in Tauris, correva voce che Uzunhasan fosse deciso a continuare nella lotta contro i Turchi, ma che le conseguenze della infelice giornata di Terdshan, la ribellione di Oghurlu Mohammed, e la tiepidezza delle corti cristiane resero impossibile la riscossa. Egli portò invece le armi contro il re di Gorgora, e fatta con esso la pace, si ritirò nei propri stati, ove morì il giorno dell'Epifanìa dell'anno 1478.
Dopo la morte di Uzunhasan avvennero nella Persia i più gravi sconvolgimenti, che portarono finalmente la esclusione dal trono della sua dinastìa.
Laonde il Barbaro, presa licenza, si unì ad un armeno che recavasi in Erzengian, ove giunse ai 29 di aprile 1478. Quindi con una carovana andò in Aleppo ed in Beiruth, e con una nave di Candia si portò in Venezia, per recare al senato le notizie della sfortunata sua legazione.
Ed esito simile ebbero pur quelle di Paolo Ognibene e di Ambrogio Contarini.
Paolo Ognibene arrivava dalla Persia il 17 di febbraio 1475 e riferiva nel Consiglio dei Dieci: che entrato nel paese del Caramano si era unito con alcuni Turchi che andavano alla Mecca, dai quali poche miglia fuori di Aleppo si dipartì fingendo di avere perduta la borsa, e così avendo potuto ritornare in quella città, prese il cammino della Persia. Passato l'Eufrate, egli entrò nel paese di Uzunhasan, e presentatosi a quel re, fu accolto amorevolmente ed udito con attenzione.
Pochi giorni dopo l'arrivo in Persia dell'Ognibene vi giungeva Giosafat Barbaro, laonde Uzunhasan incaricava l'Ognibene di ritornare tosto a Venezia, e di esporre alla signorìa, ch'egli era re della propria parola, e che nella prossima primavera avrebbe allestito un poderoso esercito.
La relazione dell'Ognibene fu assai grata al Consiglio dei Dieci, che lo premiava colla nomina di massaro all'ufficio delle Rason vecchie, collo stipendio annuo di ducati 400[50].
Anche la relazione del viaggio e dell'ambasciata in Persia di Ambrogio Contarini fu pubblicata nelle citate collezioni. Partitosi quell'oratore da Venezia a' 23 di febbraio 1473, andò per la via di terra a Caffa, ove giunse ai 26 di aprile, passando per Norimberg, Potsdam e la Russia bassa. Imbarcatosi sul mar Nero, si recò alle foci del Fasi al 1º di luglio, e per la Mingrelia, la Georgia e parte dell'Armenia, giunse al 4 di agosto nella città di Tauris.