Se poi il veneto oratore avesse trovato il re disposto a tregua o pace, gli si ingiungeva di far di tutto per istornarvelo; e, non riuscendo, di ottenere che alla repubblica fossero restituiti Negroponte ed Argo, od almeno ch'ella fosse inclusa nella pace.

Questa commissione segreta ebbe ordine il Contarini di imparare a memoria prima di partire d'Italia, e di ritenerla col mezzo di contrassegni e cifre a lui solo note, con obbligo assoluto di abbruciare il foglio in modo che non potesse mai essere letto da alcuno.

Intanto che l'Ognibene[44] ed il Contarini si dirigevano verso la Persia, e che il Barbaro altresì trovava mezzo d'incamminarvisi, Caterino Zeno proseguiva il suo viaggio di ritorno a Venezia, eseguendo le commissioni avute, quale ambasciatore del re persiano.

Trovò egli in Polonia il re Casimiro in guerra cogli Ungheri, ed esponendogli lo incarico avuto da Uzunhasan, lo esortò ed indusse a conchiudere la pace, per lasciare almeno agli Ungheri agio di unirsi nella lega contro i Turchi.

Dalla Polonia lo Zeno passò in Ungheria, dove ebbe grandi promesse, e l'onore del cavalierato il 20 aprile 1474. Finalmente egli arrivò in Venezia, e riferita in senato la commissione avuta dal re di Persia, fu per ciò inviato con altri quattro ambasciatori al papa ed al re di Napoli[45].

Queste legazioni non produssero il desiderato effetto e tornarono vane. I principi della cristianità si erano, secondo la robusta espressione di Giovanni Sagredo[46], raffreddati, anzi intirizziti. Ritornato in patria lo Zeno, fu egli nominato del Consiglio dei Dieci, a grande maggioranza di voti.

Frattanto il Barbaro col solo agì Mohammed ed il cancelliere, travestiti da pellegrini, senza roba e senz'altra famiglia, abbandonati anche dal legato papale e da quello di Napoli, poterono incamminarsi per la Persia l'11 febbraio 1474[47].

La relazione del viaggio di Giosafat Barbaro fu pure pubblicata dal Ramusio, e, tradotta in latino dal Geudero, fu inserita nell'Historia rerum persicarum del Bizarro.

Narra il Barbaro che partitosi finalmente da Cipro sbarcò al Kurku, e per Selefke, Tarsus, Merdin, Assankief e Sairt arrivò al monte Tauro, dove nel giorno 4 di aprile, assalito dai Kurdi e spogliato di ogni cosa, egli potè a stento salvarsi fuggendo, per aver sotto un buon cavallo. Ma egual sorte non toccava ad agì Mohammed ed al cancelliere, che rimasero da quegli assassini trucidati. Le disgraziate vicende del viaggio del Barbaro non si limitarono a questa, che, giunto a Vastan presso Tauris, e richiesto del suo nome e della sua missione da quei Turcomanni che si trovavano alla porta della città, avendo egli detto di tener lettere per il loro re, ma che non credeva cosa onesta il mostrarle, fu assai maltrattato, e colpito dal loro capo con un pugno così vigoroso nella mascella, che per quattro mesi gliene durò il dolore.

Arrivato finalmente il veneto legato in Tauris ed acconciatosi in un caravanserai, fece sapere ad Uzunhasan che desiderava di presentarglisi. Il re mandò per lui immediatamente la mattina appresso; laonde fu condotto alla sua presenza così male in arnese, che « quanto avea in dosso non potea valere due ducati ». Fu accolto assai cortesemente dal persiano, che gli promise soddisfazione, e compenso del danno patito[48].