Così fu fatto. E per primo fu spiegato un manto tessuto d'oro. « Questo, disse il persiano, il mio re ha fatto fabbricare apposta per la Serenità Vostra, ed è tutto di un pezzo senza cucitura, e lo manda a Lei in particolare, acciocchè si contenti per amor suo ed in memoria di S. M. portarlo Ella stessa in dosso. Ne ha fatto fare un altro simile a questo, e lo ha mandato a presentare al re di Mogol suo grande amico ».

Fu poi spiegato un tappeto di seta, tessuto in oro, ed a colori, lungo quattro braccia, e largo tre; « Questo, disse il persiano, è dei più belli tappeti che si facciano. Il mio re avendo inteso che ogni anno si mette fuori il tesoro di S. Marco, tanto famoso per tutto il mondo, lo manda alla Serenità Vostra, perchè si contenti ordinare che ogni volta che si esporrà il tesoro sia esso esposto sopra questo tappeto[91] per la sua gran bellezza ».

Quindi, mostrato un panno di velluto, colle figure di Cristo e di Maria tessute in oro, lungo 7 braccia: « E questo, disse il persiano, il re manda perchè sia presentato alla chiesa di S. Marco ».

Furono inoltre spiegate sei vesti in pezza, cioè tre di seta tessute in oro, e tre altre di seta leggiera a varii colori.

Il serenissimo principe rispose: che aggradivasi il nobilissimo presente ben degno di re così grande, e tanto amato ed onorato dalla repubblica, e che sarebbe riposto in luogo degno, a perpetua memoria della Maestà Sua[92].

E nel giorno seguente ordinavasi che tutti i doni recati dal legato persiano fossero consegnati alla chiesa di S. Marco, commettendo a quei procuratori di far convertire le vesti in tante pianete, e di esporre il tappeto nei giorni solenni sullo sgabello del doge[93]. Ordini che furono puntualmente eseguiti[94]. Comandava inoltre il senato ai 6 di marzo [[Documento XXXIV]] ed ai 14 di agosto, che si spendessero duecento ducati in rinfrescamenti di Fethy bei, e lo si regalasse di alcune vesti di seta pel valore di altri ducati duecento; che a ciascun uomo del suo seguito si donasse una veste di panno scarlatto[95], e finalmente che si spendessero ducati mille trecento sessanta nei doni pel re della Persia, i quali furono: un bacile con ramino d'argento dorato a figure, ed uno simile di argento puro, un catino d'argento con oro e brocca simile, due fiaschi d'argento intagliati col vetro, un'armatura completa, due zacchi forniti l'uno verde in oro, l'altro rosso, e quattro archibugi lavorati in radice con perle e oro[96]. Inoltre il legato persiano fu favorito nei suoi acquisti[97], e gli fu consegnata una lettera ducale pel suo re, colla quale ringraziandolo della missione dell'ambasciatore, lo si assicurava, dell'ottima disposizione della repubblica verso la Persia, e del desiderio vivissimo di manifestarla al mondo, mediante veri effetti, e di aumentarla a beneficio del comune commercio [[Documento XXXV]].

E per tramandare la memoria di così splendida ambasceria, il senato commetteva a Gabriele Caliari di dipingere la presentazione degli oratori persiani, in una tela che ancora si ammira nella sala delle quattro porte del palazzo ducale, ed è una delle migliori sue opere[98].

L'arrivo di Fethy bei a Venezia, oltrecchè giovò a mantenere quella corrispondenza tra la Persia e la repubblica che tanto conveniva agli interessi politici e commerciali dei Veneziani; destando gelosie al gransignore, lo rese così disposto alla pace, che rinnovò ed ampliò gli antichi trattati colla repubblica[99].