Nel giorno 1º di giugno dell'anno 1600 si presentò nell'eccellentissimo collegio il dragomanno Giacomo Nores [[Documento XXIX]] per annunciare l'arrivo di un oratore del re di Persia.

Il messo persiano chiamavasi Efet beg, persona di stima e di molta grazia appresso quel re. Fu egli introdotto l'8 di giugno in collegio, e fatto sedere vicino ai Savii di Terraferma, fece la sua esposizione con alquante parole in lingua persiana, interpretate dal dragomanno Nores, in significazione della buona volontà del sufi verso la repubblica, il cui nome era non solo amato, ma riverito grandemente nella Persia, ed in favore del reciproco commercio dei due Stati. Portatosi quindi a baciare la mano al doge gli presentò la lettera di Abbas [[Documento XXX]] che ricercava favore particolare intorno alla provvisione di alcune merci, e si estendeva in ufficii di confirmazione di quella buona amicizia che aveva sempre sussistito tra la repubblica di Venezia e la Persia.

Ad attestare la quale portò inoltre il persiano, a nome del suo re, un panno tessuto d'oro e di velluto rappresentante l'Annunciazione di Maria Vergine, fatto fare apposta, in misura di 7 a 8 braccia e che fu riposto nelle sale del Consiglio dei Dieci[87].

Il serenissimo principe assicurò l'oratore persiano, che la repubblica teneva in gran conto la perfetta corrispondenza col suo re, cui augurava ogni prosperità, e ringraziandolo del dono recato, gli promise favorevole risoluzione intorno a ciò che ricercava la lettera dello shàh. Il senato in fatti aderì ad ogni inchiesta del persiano, ed ordinò che gli venissero dati pel suo re alcuni doni del valore di ducati d'oro duecento, ed una lettera ducale la quale attestasse allo shàh Abbas « che mai in alcun tempo egli potrebbe desiderare migliore, nè più ben disposta volontà di quella che in tutte le occorrenze le comproverebbe il sincerissimo animo della veneta signorìa [[Documento XXXI]] ».

Questo oratore precedette di poco tempo una splendida legazione pervenuta dalla Persia in Venezia nell'anno 1603, ed accolta colle più solenni formalità.

Annunciata dal dragomanno Nores fu la legazione persiana introdotta a' dì 5 marzo 1603 nella sala del collegio[88]. La componevano Fethy bei, persona di alta condizione, ed agente particolare del re[89], il dragomanno, sei persiani e tre armeni del seguito, ciascuno dei quali portava doni per la serenissima signoria.

Posti i Persiani a sedere a destra ed a sinistra del principe, rimase in piedi dinanzi al tribunale il solo Fethy bei, che nella sua lingua interpretata dal dragomanno disse: « Che si rallegrava di veder la faccia di Sua Serenità, come quella di signore giusto, potente e glorioso ».

Ed avendogli il doge risposto « che sentiva di ciò piacere, e che lo vedeva di lieto animo, perchè inviato da un principe, grande, potente e molto amato dalla repubblica ». Il persiano così continuò[90]: « Sogliono alle volte li principi grandi visitarsi l'un l'altro col mezzo di lettere, per continuare ed accreditare di questa maniera l'amicizia e buona corrispondenza che hanno insieme; laonde il mio signore che onora ed ama grandemente la repubblica, mi ha accompagnato con una lettera a Vostra Serenità, per continuare ed accrescere l'amicizia e la buona corrispondenza che hanno insieme »; e poichè eragli stato ordinato di presentarla nelle proprie mani del doge, la trasse dal seno, ove la teneva riposta entro una borsa di seta rossa ricamata in argento, la baciò ed offerse al doge [[Documento XXXII]]: aggiungendo, che in essa il re raccomandava inoltre la persona sua e la spedizione dei suoi affari, che consistevano nell'acquisto di archibugi e di zacchi.

Il serenissimo principe Marino Grimani, presa la lettera rispose: « che la dimostrazione così continuata di amore e di ottima volontà del re di Persia verso la repubblica era largamente corrisposta da una vera e sincera affezione, e che a suo tempo si darebbe al suo ben accetto oratore la risposta, assicurandolo intanto che la persona sua, come raccomandata da S. M. sarebbe stata benissimo trattata ed interamente soddisfatta ».

Allora il persiano, offerendo una piccola nota scritta nella sua lingua [[Documento XXXIII]], soggiunse che il suo re presentava alla repubblica i doni ivi indicati, e che erano portati dai nove uomini del suo seguito, e pregò il doge di farseli recare davanti.