Questa lettera, di cui diamo nei documenti la traduzione [[Documento LXV]], e qui il fac-simile, porta in luogo della sottoscrizione, non conosciuta dai maomettani, il grande sigillo reale detto Homajon, nella forma elegante che usavasi pei trattati, lettere patenti o missive all'estero, e il cui disegno, quale la fotografia potè riprodurlo, ponemmo in fronte al presente volume[106]. Esso contiene nel centro fra un bellissimo intreccio di fiori e di foglie la cifra reale Sultan Husein ben Suleiman 1106, cioè il sultano Husein figlio di Solimano, anno 1694. All'intorno nelle dodici nicchie dovrebbonsi leggere i nomi dei dodici Imam, e al disopra la solita formula od invocazione religiosa dei Persiani.

Nell'anno 1697 a' 13 di marzo si presentò in collegio il padre Pietro Paolo Palma arcivescovo d'Ancira con breve di Innocenzo XII al re di Persia[107] pregando la repubblica di mediazione in favore del vescovo d'Ispahan e di quei missionarii che erano stati esiliati dal suo regno. Ed il senato nella prossima tornata del 15 marzo deliberava di rivolgersi allo shàh, al patriarca armeno ed al gran Mogol [[Documento LXVI]].

Finalmente essendo accaduta nel 1718 la spogliazione della chiesa dei Cappuccini a Tiflis, il veneto senato scriveva il 23 di dicembre [[Documento LXVII]] al re della Persia pregandolo « di porgere sollievo agli oppressi, di far cessare gli insulti e le animosità, di restituire la religione cattolica alla pristina quiete ».

Le relazioni internazionali della repubblica di Venezia colla Persia, furono pertanto in tutti i secoli improntate della più schietta amicizia, e mantenute costanti da eguali tendenze politiche e da sentimenti di civiltà e di religione.

Oltre a ciò un altro importante rispetto, pur degno di somma considerazione, stringeva Venezia alla Persia: quello del commercio, del quale trattasi nella seguente Parte seconda.


PARTE II.