Delle relazioni commerciali
tra
la Repubblica di Venezia e la Persia.

[I].
Del commercio dei Veneziani colla Persia.

Gli aromi delle Indie orientali, le spezie, le merci, le sete, i prodotti e le manifatture dell'Asia furono fino dai più antichi tempi primario scopo del commercio europeo, e le nazioni che poterono averle di prima mano arricchirono assai e si resero tributarie le altre. Nei più remoti secoli, ora i Fenici ricevendole dal golfo Persico e dal mar Rosso, le portavano per Tiro, Sidone ed Alessandria nel Mediterraneo, ora gli Assiri ed i Caldei per la via dell'Indo, dell'Oxo (Amon-daria) e del Caspio, quindi del Ciro e del Fasi, o del Volga e del Tanai (Don) le spingevano nel mar Nero.

In mezzo alle irruzioni dei barbari, perdutosi l'uso delle merci di levante, l'Europa sofferendone la mancanza abbisognò di abili navigatori che ne la provvedessero. Si presentarono gli Italiani, e dalle sponde del mar Nero o dalle coste orientali del Mediterraneo le navi di Amalfi, di Sicilia, di Pisa, di Genova e particolarmente di Venezia recarono a tutta l'Europa i preziosi prodotti dell'Asia.

Che il primato del commercio asiatico, benchè contrastato dai Genovesi, fosse fino dagli esordii della repubblica nelle mani dei Veneziani, che Venezia fosse, come la disse il Giogalli, la dogana principale delle ricchezze dell'Asia, lo prova la famosa lettera di Cassiodoro dell'anno 528, dalla quale consta che essa provvedesse i re Goti di quanto abbisognavano. Assicurano le cronache che nei secoli VII e VIII le navi della repubblica recavano in Europa i prodotti e le manifatture dell'Asia; la cronaca Dandolo che nell'anno 814 i Veneziani commerciassero in Siria; la Cavense che nel 987 caricassero nel porto di Salerno per le coste asiatiche, e finalmente dall'anno 971 incomincia la importantissima serie dei decreti, patti e privilegi dei Veneziani relativi al commercio d'Oriente che ne comprovano la ricchezza e la preminenza[108].

I prodotti dell'Asia mettevano capo dapprima ai porti della Siria e dell'Egitto; quindi nel mar Nero alla Tana sullo sbocco del Tanai, a Trebisonda, e ad Ajazzo, angolo il più orientale fra la Cilicia e la Siria, secondo le vicissitudini che sconvolsero le regioni d'oriente.

Giosafat Barbaro e Ambrogio Contarini narrano nei loro viaggi, che fino dai più remoti tempi le merci dell'Indie e quelle dell'interno dell'Asia navigavano pel fiume Indo fino all'antica Battriana, donde trasportate per terra con cammelli in sette giorni, nell'Icaro che sbocca nell'Oxo, si versavano nel mar Caspio, attraversando i ricchissimi mercati di Samarcanda e Buccara. Quindi dall'emporio di Astrakan rimontando il Volga fino all'incurvatura del Don scendeano poi per la palude Meotide nei porti del mar Nero, impiegando, siccome narra il Contarini, otto giornate da Astrakan alla Tana.

Affermano quegli scrittori che la Tana fosse il più antico emporeo delle merci asiatiche, ma il Foscarini[109] dimostrava che i porti della Siria e dell'Egitto mantennero il traffico delle Indie qualche secolo prima di quelli del mar Nero, dove le strepitose vittorie di Gengiskan e la distruzione dell'impero crociato condussero il commercio dell'Asia; e Marco Polo assicura che ai suoi tempi pervenivano principalmente ad Ajazzo le merci dell'oriente, e vi si cambiavano con quelle dell'occidente recate dalle navi veneziane e genovesi, e destinate al gran mercato di Tauris.

Le merci dell'Asia orientale venivano portate a Campion (Cantcheu), quindi a Balxian (Badkhchan), e attraversando il deserto pervenivano nella Persia a Casbin Sultania e Tauris. Quelle dell'Asia meridionale erano portate pel golfo Persico a Bassorah, dove concorrevano anche le mercanzie dell'Arabia e delle coste di Etiopia, ed operavasi il cambio con quelle della Cina e dell'Asia settentrionale, quindi seguitando il corso dell'Eufrate pervenivano ai fiorenti mercati di Damasco e di Aleppo; oppure lungo il Tigri attraversavano la Persia e giungevano esse pure al grande emporeo di Tauris[110]. Da questa piazza due grandi vie commerciali si partivano l'una per Erzerum diretta ad Ajazzo, scalo principale nel Mediterraneo, l'altra pure per Erzerum a Trebisonda nel mar Nero.

Il commercio di Tauris che concentrava quello della Persia e dove concorrevano principalmente le produzioni asiatiche fu assai vagheggiato dai Veneziani[111]. Tauris, l'antica reggia dei Medi, fu per lungo tempo residenza dei sovrani di Persia; collocata in sito salubre, comodo e facile al traffico, ed in relazione cogli emporei di Samarcanda, Bukara, Bolkar ed Otrar, e con quelli di Bassorah e di Ormus, non poteva essere in posizione più favorevole al commercio. Le vie dell'Armenia, di Trebisonda e della Siria la ponevano in comunicazione col mar Nero e col Mediterraneo, e da esse riceveva in cambio le merci d'Europa. Marino Sanudo affermava che le vie dell'Armenia e della Persia erano preferibili a quelle dell'Egitto, e proponeva nel secolo XIV di far passare attraverso quelle regioni una gran strada commerciale per l'India.