Instituita per decreto del senato 15 febbraio 1507 la magistratura dei Cinque savi alla mercanzia, ed assoggettati ad essa i consolati e gli affari del traffico, « per dare migliore regola e svolgimento al commercio » fu da quella proposto al senato di trasferire in Aleppo il consolato generale veneto nell'Asia[132], dacchè in quella ricca e commerciale città, dopo la deviazione dell'Amur, le vittorie di Tamerlano, e la esclusione dei Veneziani dal mar Nero, convenivano le merci dell'Asia e particolarmente le persiane; in quanto non si volgevano a mezzogiorno attirate dalla nuova via insegnata da Vasco di Gama.

Molte carovane andavano e venivano regolarmente da Aleppo. Le tre principali erano quelle di Ormuz, della Persia e della Mecca[133]. Le più ricche, assicurava il console Morana, portavano valori per circa 8 milioni di piastre.

Quelle di Ormuz, partite da Aleppo e passato il deserto, si recavano a Bagdad e di là a Bassorah navigando sull'Eufrate, e da quella città pel golfo Persico si portavano in Ormuz. Il giro del capo di Buona Speranza colpì principalmente queste carovane.

Quelle della Persia, partite da Aleppo, e passato l'Eufrate andavano in Orfa, quindi a Carahemit, Tiflis e Tauris. Da Tauris si recavano a Derdevil, poi a Kasbin, quindi in Ispahan. Ma essendo obbligate a passare per molte città cadute in potere della Turchia, venivano da quei ministri così aggravate di gabelle, e ritardate nel loro cammino con tali angherie, che chi avea fatto quel viaggio una volta, difficilmente era allettato tentarlo una seconda[134].

Le carovane finalmente della Mecca, che avevano triplice scopo, religioso, politico ed economico, recavano i pellegrini alla città santa. Marino Sanudo[135] riporta una lettera da Damasco del 7 aprile 1514, la quale nota fino da quel tempo una sensibile diminuzione nella quantità delle spezierie portate dalla carovana della Mecca, che nel giorno 4 di quel mese era passata da Damasco con sole 300 some di spezie, la maggior parte zenzero, ed il resto cannella e garofani molto cari.

Le navi veneziane, che recavano nei porti della Siria le merci destinate all'emporeo di Aleppo e ne ritraevano quelle ivi comperate permutate dai mercanti nazionali, sbarcavano or in Tripoli di Sorìa ora in Alessandretta. Da principio lo scalo preferito era quello di Tripoli; ma le straordinarie concussioni commesse da que' ministri turcheschi, i quali al giungere delle navi veneziane si pigliavano quanto lor tornava di talento senza pagare, lasciavano per vario tempo le merci sballate esposte alle pioggie ed ai ladrocinii, le mescolavano con quelle di altre nazioni, e poi le partivano a loro capriccio, secondo le mancie che ricevevano, e senza riguardo alcuno al possessore, all'origine ed alla loro provenienza[136], persuasero il console Tommaso Contarini, che al suo arrivo in Siria nel 1590 trovò quel cottimo aggravato di 80 mille ducati, a chiedere alla Porta la concessione di far scalo invece ad Alessandretta, nell'antico golfo di Ajazzo. Colla spesa di mille zecchini egli ottenne in un mese il firmano[137]. Proibì alle navi venete di andare a Tripoli, e favorì assai la prima che sbarcò in Alessandretta, e fu la nave Grattarola che vi guadagnò di nolo 16 mille ducati.

Nella relazione che il Contarini lesse in senato si vantò di avere con questo cambio migliorato il negozio della Sorìa di più di 40,000 ducati annui[138]. Ma la posizione di Alessandretta, spiaggia paludosa, con esalazioni pestifere particolarmente nell'estate, circondata da monti, senza o con pochissime case, e con incomodissimo sbarco, per cui i marinai erano obbligati a star nell'acqua fino alla cintola per scaricare le mercanzie, la minaccia che il porto stesso andasse otturandosi col crescervi sensibilmente degli scanni, e finalmente le scorrerie dei soldati turchi e dei ladri, persuasero i consoli della Sorìa, successori del Contarini, di tornare allo scalo di Tripoli, dove i ministri turchi erano stati posti sotto la sorveglianza di un beglierbei mandato a governare quella città[139].

Ma il ritorno dello scalo principale a Tripoli contribuì esso pure a danneggiare il commercio dei Veneziani, per la distanza da quella città ad Aleppo, la difficoltà di trovare i cammelli, e la molta spesa delle condotte. E più ancora per le assai gravi cagioni, che si trovano così enumerate nelle preziose relazioni consolari e nelle scritture dei Cinque savi alla mercanzia:

I. Le guerre colla Turchia, che davano occasione ed accrescevano fidanza ai corsari, interrompevano ed infestavano il commercio marittimo della Repubblica.

II. La perdita di Cipro, scalo principale per il commercio dell'Asia, quella di Candia e della Morea, e la esclusione dei Veneziani dal mar Nero.