III. Le ribellioni della Siria, e le guerre turco-persiane.
IV. Gli enormi balzelli, le concussioni, le difficoltà dei trasporti per terra dagli scali in Aleppo e nella Persia, che portavano una spesa maggiore del valore delle merci [[Doc. LXVIII]].
V. Lo scemato consumo delle pannine, per la moda introdotta nel principio del secolo XVII dai Persiani, e favorita dallo shàh Abbas il Grande, di vestire di imbottiti, per modo che il traffico dei panni era nel 1611 ridotto ad un terzo dell'ordinario.
VI. L'aggravio sulle mercanzie di tutte le spese di cottimo, bailaggi e consolati, le quali aumentavano in ragione inversa della quantità delle merci che si importavano in Asia.
VII. La pessima amministrazione dei fattori ed agenti.
VIII. La introduzione dell'arte della seta in Aleppo e in Damasco.
IX. La concorrenza dei mercanti inglesi, francesi e fiamminghi, ammessi nei porti della Turchia sul finire del secolo XVI[140]. Concorrenza formidabile, perocchè essi erano favoriti dai Turchi con esenzioni di dazii; portavano in Asia maggior quantità di denaro, così facilitandosi gli acquisti in confronto dei Veneziani, che per lo più facevano commercio a permuta; e finalmente vi recavano pannine più vaghe non solo, ma più leggiere e quindi di minor costo.
X. I trattati e le guerre russo-persiane, che deviarono a settentrione il commercio della Persia.
A rianimare il commercio coll'Asia, il senato e la magistratura dei Cinque savi migliorarono il sistema doganale; favorirono società di commercio; accordarono esenzioni e soccorsi di danaro ai fabbricatori di navi; tolsero il dazio sul pepe che i navigli veneziani levavano da Beiruth; stabilirono tasse moderatissime sugli oggetti da permutarsi con merci asiatiche; ordinarono che le spezie fossero trasportate soltanto colle navi da mercanzia, vietandone il trasporto sopra legni stranieri[141], così offerendo quasi un modello al famoso Act of navigation inglese del secolo XVII; diminuirono le tasse di consolati e di cottimi; regolarono l'amministrazione consolare nella Sorìa; e per l'ammaestramento di giovani da impiegarsi nelle ambascerie, consolati o missioni in levante, instituirono un collegio di lingue orientali.
Ed eguale desiderio essi incontrarono particolarmente nel sovrano della Persia Abbas il Grande, che più volte mandava oratori a Venezia per dare una scossa alla catena che congiungeva l'amor suo alla repubblica, e per migliorare il commercio reciproco. Affidava quel re al console veneto nella Siria G. Francesco Sagredo, lo insigne statista e scienziato, amico del Galileo, la protezione dei sudditi persiani nella Siria, e quindi nell'anno 1611 lo nominava suo console e procuratore generale in tutti i paesi della repubblica [Documenti [LXIX], [LXX], [LXXI]], offerendo le maggiori agevolezze e favori ai mercanti veneti nei propri stati [Documenti [LXXII], [LXXIII]].