[25]. Su questo trattato, cfr. gli accenni sparsi che si ricavano da Strab., 5, 4, 7; Polyb., 6, 14, 8.
[26]. Cfr. E. Cocchia, I Romani alle Forche Caudine: questione di topografia storica, in Studî filologici, Napoli, III, 378 sgg.
[27]. Cfr. Theophr., H. Pl., 5, 8, 1.
[28]. Diod., 20, 36, 3; Liv., 9, 46.
CAPITOLO QUINTO LA GUERRA CON TARANTO E LA CONQUISTA DELL’ITALIA
27. La coalizione degli Umbri, dei Galli, degli Etruschi e dei Sanniti (299-290). — La pace del 304 non fu duratura. I Sanniti erano stati vinti, non distrutti. Roma aveva vinto, ma non aveva ancora riputazione di invincibile. I Sanniti si accinsero a preparare la riscossa; e Roma cercò alleanze e fondò colonie. Due di queste, Alba e Carseoli, furono dedotte nel territorio degli Equi; una, Sora, nel territorio dei Volsci; una, Narni, nel territorio degli Umbri. Ma queste cautele, accrescendo i sospetti e le paure, affrettarono la nuova guerra. Nel 299 i Sanniti assalirono i Lucani per costringerli all’alleanza; i Lucani ricorsero a Roma; Roma accordò il chiesto aiuto e dichiarò di nuovo guerra al Sannio.
Sin dal principio era corsa voce che i Sanniti intendessero fare alleanza con gli Etruschi, da qualche tempo inquieti. Tuttavia nei primi due anni i Romani non ebbero da combattere che i Sanniti, i quali parvero difendere, e mollemente, il territorio.... Ma doveva essere una finta; perchè nel 296, all’imprevista, un esercito, comandato da Gellio Egnazio, uscì dal Sannio; si congiunse in Etruria con l’esercito etrusco ed avviò trattative con i Galli, mentre gli Umbri aderivano, e i Lucani, per i quali Roma aveva preso le armi, abbandonavano l’alleanza e si univano ai Sanniti. La coalizione, preparata di lunga mano e in segreto, si manifestava ad un tratto e formidabile: a settentrione, con il grosso esercito di Sanniti, di Etruschi, di Galli e di Umbri, che si addensava; a mezzogiorno, con un altro esercito sannitico, che si gettava nella Campania e nel Lazio, devastandoli.
Roma fu sorpresa, ma non sgomenta. Già nel 296 un energico contrattacco respingeva le forze sannitiche, che avevano invaso la Campania ed il Lazio. È probabile non fossero ingenti. Ma grandi apparecchi furon fatti per il 295, ed il tempo ad approntarli non mancò a Roma, perchè anche Gellio Egnazio e la coalizione avevano bisogno di tempo per affilare le armi. Rieletti per il 295, a dispetto della legge, i due consoli del 297, Q. Fabio Rulliano e P. Decio Mure, non vollero ricominciare la interminabile guerra di spossamento, ma tentar di rompere con un colpo solo ed ardito la coalizione. Nè si scoraggiarono, perchè una legione di avanguardia, sorpresa dai Galli e dai Sanniti a Camerino, fu accerchiata e annientata; ma dall’Etruria tentarono di entrare in Umbria; e presso Sentino incontrarono l’esercito della coalizione, comandato da Gellio Egnazio. Si favoleggiò in seguito di 350.000 tra Galli, Sanniti, Umbri ed Etruschi che avrebbero combattuto, dei quali 100.000 sarebbero morti: certo è che la battaglia fu sanguinosissima; che uno dei due consoli, P. Decio Mure, e Gellio Egnazio perdettero la vita; e che i collegati furono disfatti. Pronto, il console superstite invase il territorio gallico, staccando i Galli dalla coalizione; e l’anno seguente anche l’Etruria deponeva le armi, le città etrusche essendosi arrese, le più a condizioni non dure.
Roma non poteva incrudelire, perchè, se la coalizione era disfatta, il Sannio non era vinto. Cinque anni ancora Roma dovè combattere nel Sannio, con alterna vicenda; e non potè conchiudere la pace che nel 290; dopochè nel 291 era riuscita a fondare a Venusia, in Apulia, una colonia latina, forte, pare, di ben 20.000 coloni, la più numerosa che sino ad allora fosse stata dedotta in Italia. Quando una così forte colonia latina fu stabilita in Apulia, le sorti dei Sanniti furono decise. Ma la nuova pace fu mite, poichè fu paga di rinnovare l’antica alleanza con qualche piccolo ritaglio di territorio e rispettando l’indipendenza della confederazione sannitica. È vero però che questa era ormai circuita da ogni parte e tagliata fuori dal mare.