OTTAVIA

Insomma Claudio si lasciò persuadere a far divorzio da Messalina e a sposarla a Silio. Quali mezzi furono adoperati per persuadere Claudio a consentire a questo nuovo matrimonio noi non sappiamo, perchè Svetonio fa a questo mezzo una allusione, che non è molto chiara. A ogni modo questo punto è meno importante dell’altro; per quale ragione Messalina volle divorziare da Claudio e sposare Silio? Il quesito non è facile: ma dopo un lungo studio io mi sono deciso ad accettare, con qualche ritocco, la spiegazione data in un suo lavoro, ricco di idee originali e di acute osservazioni «L’Impero e le donne dei Cesari» da Umberto Silvagni. Il Silvagni ha osservato giustamente che Silio apparteneva ad una famiglia dell’aristocrazia, famosa per la devozione al partito di Germanico e di Agrippina; tanto è vero che suo padre, era stato una delle vittime di Seiano e accusato per la legge di maestà al tempo di Tiberio, s’era ucciso; sua madre, Sosia Galla, era stata condannata all’esilio, come amica di Agrippina. Partendo da queste considerazioni e esaminando con acume i racconti degli storici antichi il Silvagni ha conchiuso che questo matrimonio coprì una cospirazione per rovesciare Claudio e sostituirlo con Caio Silio. Messalina dovè sentire a un certo momento che le cose non si reggevano più, che Claudio non era imperatore abbastanza forte, da poter imporre all’impero il suo disordinato governo e quello dei suoi liberti, che era ogni giorno alla mercè di una congiura o di un attentato. Che cosa avverrebbe se un giorno Claudio fosse spazzato via, come Caligola, da una congiura? Essa avrebbe subita la stessa sorte. Quindi il proposito di rovesciare l’imperatore, per conservare accanto al successore scelto da lei, la potenza che aveva avuta sotto Claudio. Ma poichè, morto Claudio, nessun membro della famiglia di Augusto era in età di governare, il successore doveva essere scelto in una famiglia dell’aristocrazia; e fu scelto in una famiglia famosa per la sua devozione a Germanico e al ramo più popolare dei Giulio Claudi, per la speranza di guadagnar le legioni e i pretoriani. Poichè la discendenza di Druso era spenta, che altro restava se non scegliere il successore nelle famiglie dell’aristocrazia, che avevano mostrato affetto e devozione al sangue del grande estinto?

Insomma, per la prima volta, una donna si trovò a capo di una vasta e vera cospirazione politica, per togliere alla famiglia di Augusto il supremo potere; e questa donna — altra prova che non era una sciocca — seppe tramare così bene e in tempo così opportuno la sua congiura, che i più intelligenti ed influenti tra i liberti di Claudio esitarono a lungo, se unirsi a lei o parteggiare per l’imperatore. Tanto pareva dubbio indovinare chi vincerebbe tra il debole marito e la moglie audace, senza scrupoli. Essi lasciarono Messalina e Silio cercare partigiani e amici, intendersi perfino con il prefetto dei vigili, celebrare il loro matrimonio, senza aprir gli occhi a Claudio. Claudio sarebbe forse perito, se all’ultimo momento Narcisso non si fosse risoluto a correr dall’imperatore che era ad Ostia, e spaventandolo non lo avesse persuaso a sradicar subito la congiura con un colpo. Seguì un altro di quei macelli giudiziari, che da più di trenta anni insanguinavano Roma; e Messalina fu travolta, anche essa, nella strage.

III.

Dopo la scoperta della congiura, Claudio arringò i soldati, dicendo loro che i matrimoni gli riuscivano troppo male, onde non intendeva più riammogliarsi. Il proposito forse era savio, ma difficile ad eseguire. Per tante ragioni l’imperatore aveva bisogno di avere accanto una donna! E ben presto Claudio consultò i suoi liberti sulla nuova moglie che voleva scegliere. Le discussioni furono molte e lunghe le incertezze; ma poi la scelta cadde su Agrippina, e non a caso. Poichè Agrippina era nipote di Claudio; e i matrimoni tra zio e nipote, se non erano proprio proibiti, ripugnavano al sentimento pubblico, Claudio e i suoi liberti non poterono risolversi a vincer questa ripugnanza, se non per gravi ragioni. Tra queste, la più grave fu forse che, dopo la prova di Messalina, si preferì di non uscire dalla famiglia, argomentando che una imperatrice della famiglia non si sarebbe così facilmente indotta a cospirare contro la discendenza di Augusto, come aveva fatto una estranea, venuta da una di quelle famiglie dell’aristocrazia che tanto odiavano la famiglia imperiale. Agrippina era una figlia di Germanico: raccomandazione potente, presso le plebi, le coorti pretorie e le legioni; era intelligente, colta, semplice, economa; era cresciuta in mezzo alle faccende politiche e conosceva il governo dell’impero; aveva sino ad allora menato vita irreprensibile. Parve dunque la donna che ci voleva, per far dimenticare al popolo Messalina; per rianimare nelle moltitudini il rispetto della famiglia di Augusto, mezzo spento da tanti scandali e da tante discordie; per non scomparir troppo al confronto di Livia.

Claudio domandò al Senato che autorizzasse i matrimoni tra zii e nipoti, non osando assumersi da solo la responsabilità di contrariare il sentimento del popolo. E la figlia di Germanico, la sorella di Caligola diventò imperatrice.

VI. LA MADRE DI NERONE.

I.

Sposar Claudio poteva essere, come vuole Tacito, la massima ambizione di Agrippina; ma poteva essere anche la abnegazione suprema di una donna che si considerava, alla romana, lo strumento della fortuna della sua famiglia e dei suoi. Sposando Claudio, Agrippina non sposava soltanto uno zio molto più vecchio, un marito poco gradevole; ma legava la sua sorte a quella di un imperatore debole, minacciato da continue congiure e rivolte, le cui incertezze e paure erano universalmente considerate un pericolo pubblico; metteva a un cimento mortale la vita e l’onore, se non riuscisse a bilanciare con la sua intelligenza e la sua volontà le debolezze dello strano marito: impresa che non è chi non veda quanto fosse difficile.

Ma Agrippina si accinse all’arduo compito con ardore e con fortuna. Le circostanze la favorirono sul principio. Le pazzie di Caligola e gli scandali di Messalina avevano tanto disgustato Roma e l’Italia, che tutti, dal Senato alla plebe, chiedevano un governo più forte, più coerente, più rispettabile, che la facesse finita coi processi, le discordie, le rapine, le congiure. Appena Agrippina apparve, tutti sperarono in lei, nella figlia di Germanico, nella nipote di Druso, nel sangue dei Claudi; nella loro fermezza, nel loro puritanismo tradizionalista. E non a torto; chè questa donna era una specie di Tiberio femmina, simile nella purezza dei costumi alla madre, alla nonna Antonia, alla bisnonna Livia, per quanto Tacito maligni anche intorno a lei, a proposito di Pallante e di Seneca. Ma non solo è smentito dal fatto che neppure l’odio implacabile di Messalina riuscì a farla cadere sotto i colpi della lex de adulteriis; egli stesso si smentisce da sè, quando dice: «nihil domi impudicum nisi dominationi expediret»: il che significa che Agrippina fu donna di intemerati costumi, perchè tutta la sua storia dimostra che la sua potenza prima e la sua disgrazia poi dipesero da tali e tante cause e ragioni, che proprio le sue grazie femminili non ebbero forza nè di accrescere la potenza nè di ritardar la rovina. Appunto perchè con le sue virtù Agrippina ricordava i personaggi più venerati della famiglia di Augusto, tutti sperarono quando la videro accanto al debole Claudio; e incoraggiata da questo favore, Agrippina si accinse a restaurare nello Stato i principii tradizionali della nobiltà, in cui Livia aveva educato prima Tiberio e Druso, poi Germanico, poi Agrippina stessa. Lo spirito della grande avola spento nella famiglia dal conflitto tra Tiberio e Agrippina, dalle pazzie di Caligola e dagli scandali ridicoli del primo governo di Claudio, rivisse finalmente in questa pronipote. La quale si adoperò a ridare allo Stato un po’ di quel vigore autoritario, che era stato il pensiero costante della nobiltà, ai tempi del suo splendore. «Adductum et quasi virile» chiama Tacito il suo governo: rigido e quasi virile: il che significa che dopo il rilassamento e il disordine dei primi anni si restaurò, sotto l’influenza di Agrippina, un po’ di ordine e di disciplina. Agrippina, come Livia, come tutte le donne della grande nobiltà romana, era una brava massaia, parsimoniosa, vigilante, sempre attenta alle entrate e alle spese, agli schiavi e ai liberti; e quindi odiava gli uomini dei subiti guadagni, gli accollatari arricchiti troppo rapidamente, la gente che non si propone che di far quattrini. Noi sappiamo che essa cercò di impedire, quanto potè, le malversazioni del denaro pubblico, con cui i liberti di Claudio arricchivano; noi abbiamo notizie, dopochè essa sposò Claudio, di processi fatti contro dilapidatori del pubblico denaro, mentre sotto Messalina non se ne sente mai discorrere; noi sappiamo infine che essa riassestò la fortuna della famiglia, che non è improbabile fosse stata molto scossa dalle prodigalità di Messalina. Questo vuol dire una frase di Tacito, colorita dalla solita malignità: cupido auri immensa obtentum habebat, quasi subsidium regno pararetur. «Badava ad arricchir la famiglia, sotto il pretesto di provvedere ai bisogni dell’impero». Quello che Tacito chiama «pretesto» era invece l’antico modo di intendere la ricchezza, come mezzo di governo e organo di potenza: la famiglia la possedeva ma per servirsene a pro’ dello stato.